"Hey, Antonio, vedi che Malvino ti ha dedicato un intero post nel suo blog!", mi fa Patrizia, mia moglie, dieci minuti fa. Non è cosa da nulla, capirete, mi ci sono fiondato. E voglio rispondergli da qui, su Lievito Riformatore, dal luogo politico che ho tentato di mettere su nell'agosto 2005, dopo i referendum, dopo l'assemblea dei mille, prima del famigerato congresso di Radicali Italiani del 2005, quello dell'approvazione obbligatoria della RNP. Da quello stesso Lievito Riformatore che - privo della massa su cui agire - pare destinato a farsi sterile, ahimé. Lo faccio da qui perché il post di Malvino ci butta su un po' di farina, e il lievito (magari illudendosi) riciccia un po'.
Gli rispondo dunque da qui, con qualche improvvisata considerazione. Improvvisata ma non sconclusionata, si spera. A mo' di ragtime, tiè. A proposito Malvì (non c'entra niente, ma tutto c'entra, per un radicale, abbiate pazienza), il secondo movimento dell'ultima sonata per pianoforte di Beethoven, la no. 32, non ti sembra a un certo punto essere proprio il luogo dell'invenzione del Ragtime? Provaci, suonala tu che puoi e sai, riascoltala e sappimi dire: ché se così fosse sarebbe una scoperta da musicologi mica da ridere!
Allora, scusate, torno al post di Malvino. Dici, caro Luigi, che Patrizia, quando parla e scrive (e lo fa spesso lì da te) ti appare come il mio "nervo folgorante". Può darsi. Io preferisco dire così: Patrizia è il mio lato nichilista compiuto, e per questo la amo. Il mio nichilismo è ancora impuro, troppo residua inconsciamente di un passato pieno di fini, di valori, di nobili intenti. Patrizia mi aiuta (a modo suo, non sono certo rose e fiori...) a depurarmi di tutto ciò, e ad avvicinarmi, per l'appunto, al nichilismo compiuto: laddove i fini, i valori, i nobili intenti non solo non esistono (suvvia, non sono mai esistiti), ma neanche più sono tenuti in conto alcuno. I mezzi prefigurano i fini, suole dire Pannella (smentendosi poi coi comportamenti, ma questo è un altro discorso): a dire che la bontà o no dei mezzi è l'indice più sicuro e affidabile della bontà o no dei fini che i mezzi perseguono. Patrizia, col suo nichilismo compiuto, è oltre: non ci sono altro che mezzi, e la bontà o no di ogni cosa risiede in essi, e in essi del tutto si gioca. In altre parole: non si fa per raggiungere un fine (buono o cattivo), ma si fa, punto e a capo. Si fa per fare, e per fare bene o male (il solito cretino, non avendo capito un cazzo, si sta già fregando le mani per accusarmi di manicheismo ecc. ecc., ma a te non ho da spiegare, per fortuna, vero Luì?). E in questo senso, Luigi mio, non è forse Patrizia persino il tuo nervo folgorante? Non sei forse tu a scrivere, proprio rivolgendoti a lei, "lascia stare se poi ci si riesca o no – lottare ha un senso in sé"? Lottare (o fare, è la stessa cosa) è il mezzo, ed ha un senso in sé, ha in sé il buono e/o il cattivo (vedi, lo dico al cretino di prima, che il manicheismo non c'entra una mazza?).
Ma vengo alla politica. In tutto quanto sopra Patrizia quando parla è il mio nervo folgorante: concesso. Ma quando parla di politica, del fare politica, di analisi politica, di tattica politica (ché la tattica è tutto, i fini non esistono, ricordi?) allora no, allora siamo lontani, e spesso lontani assai. Vicini nell'esito, lontani nei percorsi argomentativi, mi verrebbe da dire.
Se dunque rispondendo a lei, su queste cose, pensi di rispondere a me, sbagli di grosso. Rispondendo a lei ri-dici le tue opinioni sul perché e il percome i radicali non potessero non schierarsi con la sinistra alle ultime elezioni, e non potessero non percorrere la via della RNP per entrare in parlamento, e così mantenere una qualche rilevanza e - con essa - una fiammella di speranza accesa in questo disgraziato (privato della grazia, intendo) paese. Risposta buona per Patrizia, da quel che ho capito terzopolista convinta (da quel che posso capire).
Risposta non buona per me, mio caro. Forse l'hai dimenticato anche tu (e questo mi dispiacerebbe). Io, Luigi, sono quello che all'Assemblea dei Mille se ne uscì inopinatamente con "dobbiamo schierarci col centro sinistra, e presentarci subito con una candidatura alle primarie". Qui si era al giorno dopo, Malvino mio, il 20 giugno 2005. Lo dissi e lo ridissi, nonostante la scomunica pannelliana. E - oggi non v'è più alcun dubbio - avevo ragione io.
Io sono anche quello (l'unico!) che al Congresso di Riccione tentò di mettersi di traverso all'operazione suicida Rosa Nel Pugno. E non in nome dei fini, ma in nome del mezzo, in nome della tattica. Leggi (o ri-leggi, non so), caro Luigi, questa cosa qui: una mia "Lettera aperta a Marco Pannella", all'indomani del congresso di Riccione, 1 novembre 2005, te ne prego. Un piccolo lacerto di quel che sostenevo (inaudito):
Il giusto percorso, secondo me, dovrebbe essere quello, più
lineare, dello spiegare in maniera piana e altrettanto nobile che,
per i motivi che ben conosciamo, il regime non consente a nessuno di
poter essere rappresentato in parlamento al di fuori dei due
schieramenti. Che non abbiamo dubbi oggi, date le condizioni, su
quale dei due schieramenti sia necessario sostenere, non fosse altro
che per evitare a questo paese sciagure di gran lunga peggiori. Che
per avere una possibilità di accoglienza nell'Unione è
necessario costituire con lo SDI un'alleanza elettorale, e che a
questo scopo ci presenteremo insieme alle elezioni.
E
parallelamente a tutto ciò sviluppare con altrettanta
chiarezza, in una prospettiva che va ben oltre la prospettiva
elettorale, il nostro programma di governo e di riforma per questo
paese, su cui non chiedere a nessuno, altri che a noi stessi e alla
nostra capacità di impegno, di dovervi aderire.
Alleanza tecnica, lista elettorale, dichiaratamente elettorale. Questo ci avrebbe condotto in parlamento (meglio di come ci siamo arrivati). Perché è nei mezzi che si gioca tutta la bontà e tutta la cattiveria di una scelta, e non nei fini.
Pannella non ha voluto: aveva bisogno di ingannare tutti con le grandi trombonate sui fini, la RNP grande partito blablabla... E oggi vomita sui socialisti dello SDI, rimprovendogli ciò che essi da sempre sono: non gli servono più, e deve inventarsi ragioni nobili per scaricarli, per carità.
Chiedi se mi possa esser tornata la voglia di "fare" il radicale: non mi è mai passata Malvino, non te ne sei accorto neanche tu, e me ne dispiace. Cos'altro, se non quella voglia, poteva motivare un tranquillo padre di famiglia 47enne, bassino e sovrappeso, a sottoporsi al ridicolo dei saccenti rosapugnini? Agli sberleffi del Capezzone in fase trionfante? Alla censura carica di sottintesi decretata dall'improvviso silenzio di Pannella? Eppure ho continuato, ostinatamente, senza compagnia alcuna, neanche la tua Luigi, che ti sei fatto fottere anche tu, mettendoti in testa che Pannella sia ancora lucido (e non lo è più) e Capezzone sia un po' più che furbo (lo era, era molto più che furbo, oggi non più, si è autoconvinto che essere furbo conti più che capire).
Ho scritto editoriali per Notizie Radicali fino al limite estremo di costringere loro, i Radicali, a censurarmi, non te ne sei accorto? Derubricando prima i miei pezzi (miei, di un dirigente radicale) dal rango di "Editoriale" a quello di "Commenti". E infine, l'ultimo mio pezzo, l'apoteosi: pezzo pubblicato col "cappello" del direttore teso a dire che "pubblichiamo perché siamo democratici, ma ovviamente non concordiamo una sola riga" (non te li linko questi preziosi cimeli della anti-radicalità di casa radicale, vatteli a cercare).
Vuoi sapere l'ultima?
Ascoltata la famosa direzione della prima lite Capezzone-Pannella (dirigente ancora in carica) ho scritto a Capezzone, una cosa del tipo "visto? Che t'avevo detto? Ora se vuoi puoi rinsavire". E gli ho pure scritto che sarei venuto al Congresso di Padova, per candidarmi Segretario, pensa te. Non ho ricevuto manco un cenno di risposta, Luigi.
Che altro? Tu suggerisci, e io faccio. Ah, una curiosità: chiudi il post, molto carinamente, parlando di me, dicendo "Lo aspettiamo a braccia spalancate. Ci manca". Ma senti un po', chi - oltre a te - mi sta aspettando a braccia spalancate? A chi, oltre che a te, manco? I nomi, per favore. Poi decidiamo, ok?
PS Con 'sta storia di incontrare Patrizia l'hai fatta troppo lunga: prendi la macchina e vieni a trovarmi, che aspetti ancora?
Ultimi commenti