lunedì 16 aprile 2007

Iniziativa - Patto Generazionale?

Se non é la classe dirgente a prendere l'iniziativa. E' la cosidetta società "civile" a farlo.
E' importante ascoltare l'insegnamento degli anziani ma é anche opportuno che questi sappiano garantire un sano e naturale cambio fisiologico fra generazioni.

Se qualcosa fa pensare ad un osservatore straniero che in Italia il tempo sembra definirisi per la sua assenza (leggere post predente). E forse il caso di agire. Un Patto Generazionale sembra l'unica maniera per potere rimediare alle pecche di un sistema che non sa' e non vuole garantire tale cambio.

Chiaro che il cambio generazionale non basta c'é bisogno anche di un cambio di qualità, e sopratutto di mentalità.

Italia - Il tempo che non passa

Traduco estratti di un'altro articolo di Enric Gonzalez, "La Eternidad Inmutable". Questa volta affronta un altro dei problemi del nostro paese, l'immutabilitá. Spero che possa essere materia di riflessione. Ecco a voi:

"Gli antichi egizi distinguevano due tipi di tempo infinito. Uno era il nehneh nel quale i cicli caratteristici del tempo (giorni, maree, equinozi) si susseguivano indefinitivamente. L’altro era il djet, un concetto paradossale perché definiva il tempo per via della sua assenza: il djet era l’eternitá immutabile, senza ciclo, senza invecchiamento, senza rigenerazione. Nel djet non era possibile nessun cambio. Neheh e djet erano ovviamente incompatibili. Il faraone, una volta morto nel nehneh poteva andarsene nel djet, peró non saltava dall’uno alll’altro.

In Italia l’icompatiblitá fra nehneh e djet non appare cosí evidente. Funzionano gli orologi, passano i giorni e la gente invecchia, evidentemente. Il senatore a vita Giulio Andreotti, conosciuto in Parlamento come Belzebú, forse, come sospettano alcuni, é immortale. Esistono le prove, per esempio, per cui che nella metá degli anni ´80 Andreotti cambió i suoi occhiali, per degli altri con un montatura piú leggera. I cicli italiani del nehneh sembrano quindi impregnati dello spirito di immutabilitá proprio del djet.

Non parliamo poi della poltica, sebbene la politica faccia parte del mistero. Proprio in questi giorni i cittadini del Bel Paese stanno affrontando una prospettiva ben particolare: se, in una scadenza piu’ o meno vicina, si dovessero celebrare elezioni anticipate, cosa possibile, potrebbero vedersi obbligati a scegliere fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Come sempre. Ed aspettare un nuovo programma di Adriana Celentano. Come sempre.

Parliamo di calcio. Forse il lettore ricorda come nello stadio di Catania un poliziotto fu assasinato in una notte di terribili disturbi e le autoritá promisero un cambio drastico. Erano finite le tergiversazioni, dicevano [...] Tutto doveva essere diverso e nuevo. Il Governo approvó cosi un pacchetto di misure per salvare il calcio da una violenza autodistruttiva e lo invió alle Camere. Il pacchetto di misure si trova adesso alla Camera dei Deputati, uno spazio sospettato di contenere del djet. E le nuove durissime norme, ammorbidite in salsa di emendamenti garantisti, somigliano sempre piu' alle vecchie  norme compiancenti.Torneranno cosi' i contrasti fra le squadre e gli ultrá, torneranno i treni degli scandali, e poco poco, tornerá tutto come prima. Dite di No? [...]"

Come dice? La Camera dei deputati é uno spazio "sospettato di contenere del djet". Appunto.

venerdì 13 aprile 2007

Italia - Ha detto Famiglia?

Traduco approsimativamente alcuni estratti di "Una questione di famiglia", un'articolo di Enric Gonzalez, corrispondente de El Pais a Roma:

"In Italia, il paese piu mediterraneo del Mediterraneo, lo Stato non inspira particolare devozione. Neanche timore. Puó risultare utile per sistemarsi o per sistemare i parenti. La giustizia é lenta ed ondivaga, la politica indescrivibile, il paese accanto semba lontanissimo ed antipatico, gli ideali sono buoni solamente mentre durano ed infine tutto é negoziabile. L'autentica fede risiede nella famiglia, ossia nel nucleo, nel clan. L'Italia é un paese di imprese famigliari e di affari di famiglia. E la cosa, a modo suo, pare funzionare. Ed emana una strana naturalezza [...]

Che sarebbe stato dell'Italia se il primo degli Agnelli o dei Barilla non si fosse sposato? Molte dinastie industriali falliscono, peró quelle che sopravvivono si fanno cosi' indistruttibili grazie alla forza del sangue ed all'attacamento al clan. Questa storia del sangue sembra una scemenza, peró é l'unica spiegazione possibile che si ha davanti a certi fenomeni."

Per il resto dell'articolo consiglio di leggerselo cliccando il link o di aspettare la traduzione integrale.

Legge Elettorale - Oggi come Ieri

I mesi passano e la storia non cambia. Quelli li', dell'attuale governo, che prima si dicevano indignati e scandalizzati, ora invece sembrano molto, troppo comodi, con la legge elettorale- sofá, sulla quale si sono spaparanzati.

Nulla si muove, e se si muove sará "per non cabiare nulla". Parlo delle liste elettorali bloccate. Con esse si sono garantititi la chiusura definitiva a "uovo" dell'universo "clanista" italiano. Tutto questo senza prendere in considerazione l'opinione dei cittadini: a chi interessa oramai?

Perché si sa nel nostro paese cosi come per le elezioni per essere eletto conta piu' il legame con il leader ed il clan-partito che l'opinione dei cittadini, nei concorsi pubblici si premia piu' il voto che figura sul pezzo di carta che "il sapere che c'è dietro".

Per dirlo con le parole di un'altra persona: "L'Italia è un paese a bassissima mobilità sociale. Al talento e alla creatività si preferiscono piuttosto l'esperienza passata, la lealtà al potente, il vincolo di sangue"

Che possiamo fare? Siamo 60 milioni. Ci sará qualcuno fra di noi che non si rassegna?

venerdì 22 dicembre 2006

La teoria dei giochi e la rivoluzione liberale

                     
La Telecom e' disastrosa, l'euro ha raddoppiato i prezzi, i comuni fanno cassa con le multe, le bollette delle azienda pubbliche locali (rifiuti, acqua, ecc.) sono incomprensibili e care, i treni sono in ritardo, Alitalia e' un fallimento, i partiti pensano solo alle poltrone, gli ingorghi rubano due ore al giorno del mio tempo, la giustizia e' infinita, le banche sono ladre, gli stipendi bassi, non si fa ricerca, tutti sono precari, i taxi non si trovano, le truffe imperversano, occorrono due legali per difendersi dalle parcelle dei notai e degli artigiani, gli avvocati sono cari ...
  Lamentele che accomunano gli italiani, insieme alla percezione del declino sociale ed economico. "Prima era meglio". "In Italia non si risolve mai alcun problema, da decenni la giustizia fa schifo e la Salerno-Reggio Calabria e' una trappola per topi". "Basta, cambiamo".

    Cambiamo? A parole!
Perche' non appena si toccano i meccanismi che creano lo stallo italiano, saltano fuori le varie corporazioni a difendere i loro indispensabili privilegi. Siccome la struttura sociale italiana e' fatta di tante corporazioni, dalle piu' "nobili" (notai) a quelle piu' "plebee" (precari di lungo corso), ogni tentativo viene vanificato. "Perche' devo iniziare io a perdere privilegi?".
  Il cambiamento viene percepito in negativo. In pratica, se una corporazione cede una parte dei privilegi ritiene impossibile recuperare da un'altra parte, intravedendo un inevitabile regresso alla sua situazione socio-economica.

    Una teoria matematica puo' aiutare a comprendere in quale situazione si trova l'Italia.
  La Teoria dei giochi e' la scienza che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite una serie di modelli. In pratica si prendono in esame le azioni e le reazioni dei soggetti coinvolti e si cerca di prevedere l'esito finale di tutte le interazioni. Sono schemi utilizzati in diversi ambiti: economico, finanziario, militare, politica, sport, informatica, ecc.

    In quest'ambito puo' essere utile soffermarci sui tipi di soluzioni che si possono ipotizzare. In quelli di tipo cooperativo i diversi soggetti tendono a cercare a priori di "concertare" le mosse. Tale strategia e' da anni, piu' o meno istituzionalizzata, praticata in Italia. Il risultato di questa concertazione e' l'immobilismo sotto gli occhi di ognuno.
  Piu' temuto e' l'approccio competitivo, dove gli attori sono lasciati liberi di competere. Nel contesto italiano la competizione reale viene poco praticata -con diverse giustificazioni (arrivano gli stranieri, timore di perdere il consenso elettorale, ecc.).

    La Teoria dei giochi poi suddivide tra giochi a somma zero e giochi a somma diversa da zero.
  I giochi a somma zero
sono quelli in cui il premio da ripartire tra i soggetti coinvolti nel "conflitto" e' una torta definita. Giocando a scacchi il premio partita va tutto al bianco, tutto al nero o diviso a meta', in caso di pareggio.
Altro esempio. Immaginiamo una strada in cui ci sono due ristoranti: ogni vendita in piu' dell'uno e' al tempo stesso una vendita in meno dell'altro. Non se ne esce, ogni giorno insieme vendono X piatti di tagliatelle.
  I giochi a somma diversa da zero, invece contemplano la possibilita' che la torta da suddividere possa essere differente a seconda delle scelte degli attori. Nell'ambito di un rapporto tra uomo e donna (spesso il "peggiore" dei conflitti) il risultato delle rispettive mosse potrebbe essere un beneficio o in una perdita per ambedue: non e' detto che se uno dei due rinuncia a qualcosa l'altro guadagni. Identico discorso vale anche in altri ambiti. Nel caso dei ristoranti nella stessa strada, anziche' suddividersi sempre la stessa torta (i soliti X clienti) potrebbero incrementarla, attraendo nuova clientela. Obiettivo raggiungibile con strategie cooperative: concordano una campagna pubblicitaria comune. Ma anche con strategie competitive: per "vincere" i due cuochi sono costretti a migliorare e innovare continuamente, tanto da elaborare piatti che attirano nuovi clienti "tanto in quella via si mangia bene dappertutto".

    Purtroppo la percezione degli italiani e' che il gioco sia a somma zero, pertanto "ogni cosa che posso ottenere la devo strappare ad un altro". Inoltre, pensano che ci sara' sempre qualcosa da spartirsi.
    Invece, la torta italiana non e' a somma zero, ma a somma diversa da zero. Senza cambiamenti radicali, che coinvolgano tutte le corporazioni, ci sara' un'implosione del sistema, con le varie corporazioni a scannarsi per contendersi un torticina sempre piu' piccola e i risultati saranno analoghi ad un conflitto nucleare dove i potentati "nobili" e "plebei" finiranno per soccombere. Tutti.
    Se non altro perche' l'inefficacia dell'approccio cooperativo e' certificato dalla realta', conviene aprirsi alla reale competizione, accettando la sfida di una "rivoluzione" liberale.

Domenico Murrone

giovedì 30 novembre 2006

Tartassati d'Italia: I veri numeri dell'oppressione fiscale sulle famiglie italiane

Sul sito www.riformatorilberali.org è apparso un interessante studio sul vero livello di tassazione degli italiani. (Link all'articolo, che vi copio sotto: http://www.riformatoriliberali.org/dettaglio.asp?id=892)

Questo studio analizza la pressione fiscale complessiva sulle famiglie dei lavoratori dipendenti. Nella pressione fiscale sono comprese tasse, imposte dirette e indirette e contributi, cioè tutto ciò che, da parte del dipendente o dell’azienda per conto del dipendente, è dovuto allo Stato per obbligo di legge e impiegato dallo Stato attraverso la spesa pubblica. Sono state considerate 3 famiglie-tipo di riferimento: tutte monoreddito, con un capofamiglia dipendente e coniuge e due figli a carico.

I redditi familiari ipotizzati sono di 25.000, 60.000, 100.000 euro, corrispondenti rispettivamente alla condizione professionale del capo-famiglia: operaio, funzionario e dirigente. I consumi e le spese delle famiglie-tipo di riferimento sono desunti, secondo i criteri indicati nella nota metodologica, attraverso fonti ufficiali.
Come si evince dalle tabelle allegate, il peso fiscale dello Stato oscilla (a seconda delle fasce di reddito) fra il 60 e il 70% delle risorse complessive delle famiglie: a livelli, quindi, più che sufficienti per parlare di vera emergenza fiscale, e per concludere che il problema fiscale è - a tutti gli effetti- un problema di libertà.

Questo è il link al PDF, con tutti i dettagli dello studio: http://www.rl-store.com/multimedia/RL/Tartassati.pdf

giovedì 16 novembre 2006

Un nuovo linguaggio per una Nuova Politica

Nei commenti che hanno fatto seguito a questo post è nata l'idea di tentare di promuovere, come LR, un seminario dedicato al linguaggio della politica e alla comunicazione. Questo post vuole raccogliere, attraverso i commenti, idee e ipotesi di programma: temi, relatori, invitati, luoghi, ecc.

Io per ora mi limito a suggerirne il titolo: Un nuovo linguaggio per una Nuova Politica.

venerdì 10 novembre 2006

Malvino e la voglia radicale

"Hey, Antonio, vedi che Malvino ti ha dedicato un intero post nel suo blog!", mi fa Patrizia, mia moglie, dieci minuti fa. Non è cosa da nulla, capirete, mi ci sono fiondato. E voglio rispondergli da qui, su Lievito Riformatore, dal luogo politico che ho tentato di mettere su nell'agosto 2005, dopo i referendum, dopo l'assemblea dei mille, prima del famigerato congresso di Radicali Italiani del 2005, quello dell'approvazione obbligatoria della RNP. Da quello stesso Lievito Riformatore che - privo della massa su cui agire - pare destinato a farsi sterile, ahimé. Lo faccio da qui perché il post di Malvino ci butta su un po' di farina, e il lievito (magari illudendosi) riciccia un po'.

Gli rispondo dunque da qui, con qualche improvvisata considerazione. Improvvisata ma non sconclusionata, si spera. A mo' di ragtime, tiè. A proposito Malvì (non c'entra niente, ma tutto c'entra, per un radicale, abbiate pazienza), il secondo movimento dell'ultima sonata per pianoforte di Beethoven, la no. 32, non ti sembra a un certo punto essere proprio il luogo dell'invenzione del Ragtime? Provaci, suonala tu che puoi e sai, riascoltala e sappimi dire: ché se così fosse sarebbe una scoperta da musicologi mica da ridere!

Allora, scusate, torno al post di Malvino. Dici, caro Luigi, che Patrizia, quando parla e scrive (e lo fa spesso lì da te) ti appare come il mio "nervo folgorante". Può darsi. Io preferisco dire così: Patrizia è il mio lato nichilista compiuto, e per questo la amo. Il mio nichilismo è ancora impuro, troppo residua inconsciamente di un passato pieno di fini, di valori, di nobili intenti. Patrizia mi aiuta (a modo suo, non sono certo rose e fiori...) a depurarmi di tutto ciò, e ad avvicinarmi, per l'appunto, al nichilismo compiuto: laddove i fini, i valori, i nobili intenti non solo non esistono (suvvia, non sono mai esistiti), ma neanche più sono tenuti in conto alcuno. I mezzi prefigurano i fini, suole dire Pannella (smentendosi poi coi comportamenti, ma questo è un altro discorso): a dire che la bontà o no dei mezzi è l'indice più sicuro e affidabile della bontà o no dei fini che i mezzi perseguono. Patrizia, col suo nichilismo compiuto, è oltre: non ci sono altro che mezzi, e la bontà o no di ogni cosa risiede in essi, e in essi del tutto si gioca. In altre parole: non si fa per raggiungere un fine (buono o cattivo), ma si fa, punto e a capo. Si fa per fare, e per fare bene o male (il solito cretino, non avendo capito un cazzo, si sta già fregando le mani per accusarmi di manicheismo ecc. ecc., ma a te non ho da spiegare, per fortuna, vero Luì?). E in questo senso, Luigi mio, non è forse Patrizia persino il tuo nervo folgorante? Non sei forse tu a scrivere, proprio rivolgendoti a lei, "lascia stare se poi ci si riesca o no – lottare ha un senso in sé"? Lottare (o fare, è la stessa cosa) è il mezzo, ed ha un senso in sé, ha in sé il buono e/o il cattivo (vedi, lo dico al cretino di prima, che il manicheismo non c'entra una mazza?).

Ma vengo alla politica. In tutto quanto sopra Patrizia quando parla è il mio nervo folgorante: concesso. Ma quando parla di politica, del fare politica, di analisi politica, di tattica politica (ché la tattica è tutto, i fini non esistono, ricordi?) allora no, allora siamo lontani, e spesso lontani assai. Vicini nell'esito, lontani nei percorsi argomentativi, mi verrebbe da dire.

Se dunque rispondendo a lei, su queste cose, pensi di rispondere a me, sbagli di grosso. Rispondendo a lei ri-dici le tue opinioni sul perché e il percome i radicali non potessero non schierarsi con la sinistra alle ultime elezioni, e non potessero non percorrere la via della RNP per entrare in parlamento, e così mantenere una qualche rilevanza e - con essa - una fiammella di speranza accesa in questo disgraziato (privato della grazia, intendo) paese. Risposta buona per Patrizia, da quel che ho capito terzopolista convinta (da quel che posso capire).

Risposta non buona per me, mio caro. Forse l'hai dimenticato anche tu (e questo mi dispiacerebbe). Io, Luigi, sono quello che all'Assemblea dei Mille se ne uscì inopinatamente con "dobbiamo schierarci col centro sinistra, e presentarci subito con una candidatura alle primarie". Qui si era al giorno dopo, Malvino mio, il 20 giugno 2005. Lo dissi e lo ridissi, nonostante la scomunica pannelliana. E - oggi non v'è più alcun dubbio - avevo ragione io.

Io sono anche quello (l'unico!) che al Congresso di Riccione tentò di mettersi di traverso all'operazione suicida Rosa Nel Pugno. E non in nome dei fini, ma in nome del mezzo, in nome della tattica. Leggi (o ri-leggi, non so), caro Luigi, questa cosa qui: una mia "Lettera aperta a Marco Pannella", all'indomani del congresso di Riccione, 1 novembre 2005, te ne prego. Un piccolo lacerto di quel che sostenevo (inaudito):
Il giusto percorso, secondo me, dovrebbe essere quello, più lineare, dello spiegare in maniera piana e altrettanto nobile che, per i motivi che ben conosciamo, il regime non consente a nessuno di poter essere rappresentato in parlamento al di fuori dei due schieramenti. Che non abbiamo dubbi oggi, date le condizioni, su quale dei due schieramenti sia necessario sostenere, non fosse altro che per evitare a questo paese sciagure di gran lunga peggiori. Che per avere una possibilità di accoglienza nell'Unione è necessario costituire con lo SDI un'alleanza elettorale, e che a questo scopo ci presenteremo insieme alle elezioni.
E parallelamente a tutto ciò sviluppare con altrettanta chiarezza, in una prospettiva che va ben oltre la prospettiva elettorale, il nostro programma di governo e di riforma per questo paese, su cui non chiedere a nessuno, altri che a noi stessi e alla nostra capacità di impegno, di dovervi aderire.

Alleanza tecnica, lista elettorale, dichiaratamente elettorale. Questo ci avrebbe condotto in parlamento (meglio di come ci siamo arrivati). Perché è nei mezzi che si gioca tutta la bontà e tutta la cattiveria di una scelta, e non nei fini.

Pannella non ha voluto: aveva bisogno di ingannare tutti con le grandi trombonate sui fini, la RNP grande partito blablabla... E oggi vomita sui socialisti dello SDI, rimprovendogli ciò che essi da sempre sono: non gli servono più, e deve inventarsi ragioni nobili per scaricarli, per carità.

Chiedi se mi possa esser tornata la voglia di "fare" il radicale: non mi è mai passata Malvino, non te ne sei accorto neanche tu, e me ne dispiace. Cos'altro, se non quella voglia, poteva motivare un tranquillo padre di famiglia 47enne, bassino e sovrappeso, a sottoporsi al ridicolo dei saccenti rosapugnini? Agli sberleffi del Capezzone in fase trionfante? Alla censura carica di sottintesi decretata dall'improvviso silenzio di Pannella? Eppure ho continuato, ostinatamente, senza compagnia alcuna, neanche la tua Luigi, che ti sei fatto fottere anche tu, mettendoti in testa che Pannella sia ancora lucido (e non lo è più) e Capezzone sia un po' più che furbo (lo era, era molto più che furbo, oggi non più, si è autoconvinto che essere furbo conti più che capire).

Ho scritto editoriali per Notizie Radicali fino al limite estremo di costringere loro, i Radicali, a censurarmi, non te ne sei accorto? Derubricando prima i miei pezzi (miei, di un dirigente radicale) dal rango di "Editoriale" a quello di "Commenti". E infine, l'ultimo mio pezzo, l'apoteosi: pezzo pubblicato col "cappello" del direttore teso a dire che "pubblichiamo perché siamo democratici, ma ovviamente non concordiamo una sola riga" (non te li linko questi preziosi cimeli della anti-radicalità di casa radicale, vatteli a cercare).

Vuoi sapere l'ultima?
Ascoltata la famosa direzione della prima lite Capezzone-Pannella (dirigente ancora in carica) ho scritto a Capezzone, una cosa del tipo "visto? Che t'avevo detto? Ora se vuoi puoi rinsavire". E gli ho pure scritto che sarei venuto al Congresso di Padova, per candidarmi Segretario, pensa te. Non ho ricevuto manco un cenno di risposta, Luigi.

Che altro? Tu suggerisci, e io faccio. Ah, una curiosità: chiudi il post, molto carinamente, parlando di me, dicendo "Lo aspettiamo a braccia spalancate. Ci manca". Ma senti un po', chi - oltre a te - mi sta aspettando a braccia spalancate? A chi, oltre che a te, manco? I nomi, per favore. Poi decidiamo, ok?

PS Con 'sta storia di incontrare Patrizia l'hai fatta troppo lunga: prendi la macchina e vieni a trovarmi, che aspetti ancora?

domenica 29 ottobre 2006

Crescere?

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Durante i primi giorni della nuova legislatura nell'emiciclo romano echeggiava l'appello del Daniele nostrano: "Crescita, Crescita, Crescita".  Qualche mese dopo il Romano, un po' consumato, ripeteva: "crescere"! Almeno al 3%. Ma crescere.

Questo puo' essere visto come un invito al paese a darsi da fare. Sta di fatto che se gli obbiettivi di un "Lievito" devono essere quelli di far crescere una riflessione, allora bisogna dire che al "crescere!" va aggiunto qualcos'altro. Come avevo avuto modo di dire qualche mese fa in questo stesso blog se vogliamo crescita, che crescita sia. A patto pero' che si prendano in considerazione le lezioni del passato (dice: "si, mo'  arrivi tu!")

40-50 anni di crescita hanno portato con loro anche degli incovenienti. No? Dobbiamo imparare a gestire le nostre risorse guardando piu' in là. Cosi quando Romano chiede il 3% dovrebbe ponersi delle domande e dovrebbe porle a tutta la nazione:

Che cos'é la crescita? O meglio: Che cos'é una vera crescità? Ed un vero sviluppo?

Ponersi il problema, non significa essere no global od ambientalisti. Il problema della crescita "a tutti i costi" non é una problema di destra o di sinistra, é un problema e basta. Un problema che non si puo' negare od eludere. Ed a Torre Argentina lo sanno. Forse il Daniele puntava ad essere efficace e non ha voluto perdersi in altri discorsi.

Pensare che chi solleva tale argomento e chi si sforza a trovare un alternativa sia "un gauchista", un "no global" od "ambientalista" é un errore: un errore pazzesco (per trovare materiale da lettura prego di pescare nei lik indicati nel mio post di giugno).

Dell'urgenza del problema e del fatto che non si tratti di una questione "di sinistra" o "no global-ambientalista" basta vedere che anche gli statunitensi se ne preoccupano; i Cinesi stessi , vittime del loro fenomenale sviluppo e della loro incredibile crescita sanno che non possono continuare a questo ritmo, che devono trovare qualco'altro senno' sono fregati.

Mi permetto di concludere richiamando di nuovo in causa, una frase di Pasolini Pierpaolo davvero illuminante: "Non é vero che io non credo nel progresso. Io credo nel progresso, ma non credo nello sviluppo od almeno in questo tipo di sviluppo".

Chiaro? Ed ora "à vos claviers"!

martedì 10 ottobre 2006

Lievito, Lievito, dove sei finito?

Ma il Lievito é finito. Oppure il forno é spento?
Certo il tempo fa certi scherzi....ed in queste cose ce ne devi dedicare,
e succede che le faccende dele vita ti spingono ad allontanarti.

La voglia di spingere e di far crescere questo "panettone" indubbiamente é ancora qui.
Allora su! Coraggio! Facciamolo crescere. Non permettiamoli di rimanere massa molle.

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