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martedì 1 novembre 2005

Lettera aperta a Marco Pannella

Caro Marco,

Lunedì scorso, in congresso, hai voluto rendermi l'onore di una immediata, puntuale e – mi è parso - affettuosa replica al mio intervento, su cui ho riflettuto, che mi conduce alla necessità di approfondire il dialogo, almeno per parte mia...

Il mio intervento in congresso, Marco, lo hai capito più o meno così:

Caro Marco, parlando di idealità e di strategia a proposito del nuovo soggetto politico in costruzione con lo SDI, stai mascherando di nobili ideali un obiettivo che è tattico, e consiste nella conquista di seggi in Parlamento. Ti stai comportando come Tartufo che, con mano levata indica l'alto degli ideali, per meglio tastare di nascosto, dietro, con l'altra mano, le cosce della serva.

Avendo così compreso il mio intervento, ci sta la risposta che mi hai dato subito dopo:

Antonio mio, tu sospetti questo di me perché, nella tua vita, troppe volte hai incontrato Tartufi, e cerchi ora inconsciamente di replicarne la scena, per meglio erigertene a censore e rassicurare il tuo io della sua “purezza”. Nel mio caso, però, ti sbagli: il Tartufo che tu vedi in me non sono io, ma, per l'appunto, una proiezione del tuo vissuto. Quindi: fidati.

Il fatto è che mi riesce difficile, evidentemente, farmi capire come vorrei. Quel che ti imputo, caro Marco, non è un atteggiamento tartufesco: la cosa non mi è manco passata per la testa. Ti imputo invece un errore politico (e capisco che questo, per te, e forse anche per me, possa suonare offesa anche più grave, ma tant'è): l'errore di pensare che le tue e dunque nostre idealità radicali possano essere spese in e per questa alleanza coi socialisti, in e per questo nuovo soggetto politico. Per essere chiaro, Marco, le cosce, secondo me, non le stai tastando per niente.

Così facendo stai impegnando te stesso e tutti noi in una operazione che - andando ben al di là delle prospettive di una alleanza elettorale - tende a fare del nuovo soggetto che si va delineando, in tutto e per tutto, la casa delle idee e dell'impegno dei radicali in Italia e per l'Italia. E' un errore per almeno un paio di argomenti, entrambi decisivi.

Si tratta innanzitutto di un'operazione difficile (mi verrebbe da dire impossibile, ma con te non ci riesco) da veicolare in maniera credibile in giro, sui marciapiedi. Finché la presenti tu con Boselli in TV, magari può andare. Tutto crolla quando tocca a me e a tutti noi veicolarla sui marciapiedi con accanto i socialisti del luogo, che tutti, nel luogo, conoscono. Nessun giudizio morale da parte mia su costoro, in questa sede, ovviamente, ma una semplice constatazione di fatto. Pensare di risultare credibili in queste condizioni è un errore politico. Così facendo, Marco, apparirai un Tartufo non a me, ma agli elettori, ai quali sarai (con tutti noi) pure raccontato così dai media di regime.

E' un errore politico, e grave, poi, perché investendo in questo progetto tutta la nostra idealità e tutta la nostra capacità di impegno futuro, affidi tutto ciò al successo di questa operazione politica, e cioè, in definitiva, fai dipendere la nostra speranza da questo solo.
Immagina la scena. Prodi decide, a un certo punto, che i Radicali nell'Unione proprio non si può. Chiama Boselli, e gli dice: “Enrico, guarda che i Radicali li dobbiamo mollare. Naturalmente per te e per i tuoi, come sempre è stato, le porte del listone sono sempre aperte”. Cosa risponderà Boselli? Certo, abbiamo ascoltato Boselli in Congresso, e siamo certi che darà la risposta giusta. Oggi. Ma di non-radicali più radicali dei radicali, per i quali ci siamo spellati le mani in congresso, ne abbiamo già ascoltati in passato, con l'esito che sai. Niente di male, purché a loro, e alla loro coerenza politica non sia affidato il tutto di noi, come oggi si sta facendo.

Il giusto percorso, secondo me, dovrebbe essere quello, più lineare, dello spiegare in maniera piana e altrettanto nobile che, per i motivi che ben conosciamo, il regime non consente a nessuno di poter essere rappresentato in parlamento al di fuori dei due schieramenti. Che non abbiamo dubbi oggi, date le condizioni, su quale dei due schieramenti sia necessario sostenere, non fosse altro che per evitare a questo paese sciagure di gran lunga peggiori. Che per avere una possibilità di accoglienza nell'Unione è necessario costituire con lo SDI un'alleanza elettorale, e che a questo scopo ci presenteremo insieme alle elezioni.
E parallelamente a tutto ciò sviluppare con altrettanta chiarezza, in una prospettiva che va ben oltre la prospettiva elettorale, il nostro programma di governo e di riforma per questo paese, su cui non chiedere a nessuno, altri che a noi stessi e alla nostra capacità di impegno, di dovervi aderire.

Questo intendevo e intendo, Marco. Come sempre, con te, non solo potendo, ma perfino sperando di essere invece io in errore.

Mi fido, tuo

Antonio Tombolini

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Di seguito i weblog con link a Lettera aperta a Marco Pannella:

Commenti

Domanda.
Se hai perfettamente ragione nello spessore dell'operazione credi veramente che , in una situazione negativa, estremamente negativa, in merito all'informazione sia possibile una qualsiasi riuscita dell'operazione senza l'apporto dei militanti di tutti i partitini coinvolti?
Pensi che sarebbe possibile un tale colpo di reni senza una forte spinta ideale?
Io credo proprio di no|
Sergio

Al solito: come emerge qualcuno (Capezzone) o qualche possibilità politica Pannella stronca tutto e riattacca con la solfa transnazionale. Non c'è niente da fare. Il partito è destinato a morire con lui. Che è stato brillante negli anni settanta e a tratti fino ai novanta. Poi tutte facciate sul muro.

Per fortuna che ci siamo noi,Angelo,i veri Radicali cioè i Radicali di Sinistra. Pertanto il consiglio è: diffidare dalle false imitazioni come la rosa(ri)pugnante,i salmoni affumicati et similia.Ciao,Angelo.

Fabrizio Cianci
Segretario dei Radicali di Sinistra/ Roma

blasco_76@hotmail.com

http://www.radicalidisinistra.it/blog/blogs/index.php?blog=6

Ecco cosa mi ha scritto Francesco Antoni (alias Don Chisciotte)ben conosciuto qui su Lievito Riformatore:

caro Fabrizio Cianci.

Ho visitato e letto il sito dei Radicali di Sinistra.

Ad essere franco mi è parso il sito di un movimento che si ispira sostanzialmente ai valori della sinistra - anche radicale: Resistenza, Partigiani, Pacifismo, Diritti, al punto tale che non capisco neppure come mai vi siete dati questo nome "radicali".

Comunque ringrazio dell'invito e lo rimando al mittente. Grazie.


Scritto da: Don Chisciotte | venerdì 29 dicembre 2006 a 15:00

Risposta:Confermo che siamo dei veri Radicali con la "R" maiuscola ma di Sinistra nel vero senso della parola.E' ovvio pertanto che ci rifacciamo anche alla Resistenza,all'antifascismo ecc...
Non siamo liberisti come Pannella e company,ma siamo autentici libertari e soprattutto siamo coerenti con la nostra storia.-


Fabrizio Cianci
Segretario dei Radicali di Sinistra/ Roma

tristissimo vedere questi pannelliani ieri con Berlusconi, oggi con gli eredi di Craxi.
A quando una rifondazione radicale? Possibilmente con gente rispettosa del patrimonio di una partito (quello radicale) fondato il 26 maggio 1873, un partito che ha fatto l'Unità d'Italia, erede diretto del Risorgimento e della Resistenza, rifondato da menti come Leo Valiani e Bobbio. E distrutto da Pannella.

Qui la questione non è radicali di sinistra o di destra. Paradossalmente siamo un po' a cavallo delle due, nel senso che siamo più liberisti della destra (corporativa) e più laici e sostenitori dei diritti civili della sinistra (catto-comunista).
Il problema, ormai (dispiace dirlo) è Pannella. Che è riuscito a disintegrare l'otto per cento preso dalle liste bonino alle europee di anni fa; che cerca di demolire (con arroganza spesso padronale) ogni leadere ogni testa pensante che emerge e gli fa ombra.
Ma tutto questo sarebbe anche sopportabile se non fossimo inchiodati da anni a percentuali elettorali minime. Il che signifca che, ormai, pannella ha fallito.

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