Crescere?

Durante i primi giorni della nuova legislatura nell'emiciclo romano echeggiava l'appello del Daniele nostrano: "Crescita, Crescita, Crescita". Qualche mese dopo il Romano, un po' consumato, ripeteva: "crescere"! Almeno al 3%. Ma crescere.
Questo puo' essere visto come un invito al paese a darsi da fare. Sta di fatto che se gli obbiettivi di un "Lievito" devono essere quelli di far crescere una riflessione, allora bisogna dire che al "crescere!" va aggiunto qualcos'altro. Come avevo avuto modo di dire qualche mese fa in questo stesso blog se vogliamo crescita, che crescita sia. A patto pero' che si prendano in considerazione le lezioni del passato (dice: "si, mo' arrivi tu!")
40-50 anni di crescita hanno portato con loro anche degli incovenienti. No? Dobbiamo imparare a gestire le nostre risorse guardando piu' in là. Cosi quando Romano chiede il 3% dovrebbe ponersi delle domande e dovrebbe porle a tutta la nazione:
Che cos'é la crescita? O meglio: Che cos'é una vera crescità? Ed un vero sviluppo?
Ponersi il problema, non significa essere no global od ambientalisti. Il problema della crescita "a tutti i costi" non é una problema di destra o di sinistra, é un problema e basta. Un problema che non si puo' negare od eludere. Ed a Torre Argentina lo sanno. Forse il Daniele puntava ad essere efficace e non ha voluto perdersi in altri discorsi.
Pensare che chi solleva tale argomento e chi si sforza a trovare un
alternativa sia "un gauchista", un "no global" od "ambientalista" é un
errore: un errore pazzesco (per trovare materiale da lettura prego di pescare nei lik indicati nel mio post di giugno).
Dell'urgenza del problema e del fatto che non si tratti di una questione "di sinistra" o "no global-ambientalista" basta vedere che anche gli statunitensi se ne preoccupano; i Cinesi stessi , vittime del loro fenomenale sviluppo e della loro incredibile crescita sanno che non possono continuare a questo ritmo, che devono trovare qualco'altro senno' sono fregati.
Mi permetto di concludere richiamando di nuovo in causa, una frase di Pasolini Pierpaolo davvero illuminante: "Non é vero che io non credo nel progresso. Io credo nel progresso, ma non credo nello sviluppo od almeno in questo tipo di sviluppo".
Chiaro? Ed ora "à vos claviers"!








Sacrosanto. Ed è in fondo questa che tu evidenzi la radice del dissenso che ci differenzio' (e ci differenzia) da Emma e Daniele sulla questione TAV. La crescita per la crescita è un nonsenso: anche un tumore è crescita, l'apoteosi della crescita fine a se stessa.
Scritto da: Antonio Tombolini | lunedì 30 ottobre 2006 a 09:19
Finalmente ! Bentornato,Antonio.Dove sei stato tutto questo tempo?La Tua assenza qui si è fatta sentire notevolmente,una mancanza davvero incolmabile per tutti noi!Ora che sei ritornato al Tuo ovile,il lavoro da fare è lungo e alquanto arduo e difficile.Pero' compierlo è un dovere,altrimenti bisognava(se la Tua assenza fosse perdurata ancora per lungo tempo)fare sparire al piu' presto questo blog perchè stava diventando un inutile blog,un covo di disperati e di briganti.
Ma una cosa è certa: solo con la Tua presenza,il Lievito puo' tornare a lievitare e noi a crescere.Crescere insieme a te !Sempre di piu'!VIVA ANTONIO TOMBOLINI !VIVA LIEVITO RIFORMATORE !
Scritto da: Fabrizio Cianci | martedì 31 ottobre 2006 a 17:16
Il giorno in cui il Romano parlava di "crescita!" e basta, il Tony (Blair) presentava un rapporto sulle conseguenze che uno svilppo irrazionale e non pensato, puo' avere sul clima e sull'ambiente.
Ditemi: dov'é l'errore?
Stern Report: http://www.pm.gov.uk/output/Page10298.asp
Scritto da: Filippo de Agostini | martedì 31 ottobre 2006 a 21:53
"Ponersi delle domande"... "Ponersi il problema"...
Errare è umano. Persevarare è diabolico.
Scritto da: Augh | martedì 31 ottobre 2006 a 22:46
Il problema della crescita non é solo di ordine economico-filosofico-ambientalista ma anche antropologico-culturale.
(Dice:"Puoi parlà 'n po' piu'potabile?"
Aspetta che mo' ti dico)
1) Ragioni di ordine economico- ambientaliste
Il PIL é spesso utilizzato come "Il" segno della crescita, sorta di vangelo del benessere. Ad esso soggiace l'idea che qualsiasi crescita economica giovi all'umanità e che piu' aumenta la crescita piu' dffusi siano i benefici (« la mano invisibile »). Alla luce dell'esperienza cio' appare sbagliato. Perché :
-Sappiamo che in molti paesi la crescita economica va ad esclusivo vantaggio di una parte della popolazione. All'aumento del PIL corrisponde anche un aumento della sperequazione sociale.
Infatti, la crescita del PIL potrebbe verificarsi ad esclusivo vantaggio di una sola persona, come il proprietario di un azienda di servizio pubblico, e questo anche se la maggioranza della popolazione é oppresa dal debito. Eppure da un punto di vista statistico la crescita del PIL viene registrata come un progresso dell'economia e della felicità nazionale (!!!!???)
-Sono stati fatti calcoli per cui si é cercato di bilanciare la ricchezza apportata dal PIL con la quantificazione dei danni ambientali, sanitari, ecc. creati da una crescita "senza ma". Non dispongo ora della bibliografia ,sta di fatto che il risultato era che alla fine si era perso piu' di quanto si era "guadagnato".
Produco, vendo un sacco, ottengo soldi, tantissimi soldi, faccio crescere il PIL, ma degrado l'ambiente, scarico rifiuti, reco danni gravissimi alla salute della popolazione: ho davvero creato "ricchezza" al paese o forse la vertià é che a fronte di un guadagno nel corto periodo finisco per creare delle gravi, e costose, perdite al paese?
-Produco grazie alle risorse naturali, ma queste non sono infinite. Il clima sale, l'acqua scarseggia ,il deserto avanza (chiedete ai pechinesi), la produzione agraria diminuisce (chiedete di nuovo ai cinesi), le scorie e gli scarichi invece restano li' non scompaiono (produciamo qualcosa di cui poi non sappiamo liberarci !). Non ci viene un dubbio?
-Forte di queste considerazioni l'ONU ha elaborato il famoso Indice di Sviluppo Umano (ISU) che prende in considerazione altri fattori oltre al semplice PIL: uno su tutti l'educazione infantile. Tuttavia lo stesso ISU non sembra sempre azzeccarci: seppur, a differenza del PIL, permette di cogliere delle sfumature, non sembra uscire dal circolo vizoso: produzione=felicità garantita.
2) Ragioni di ordine Antropologico-Culturale
Questa ossessione del produrre, andarre sempre avanti. Della storia come strada in avanti, come progresso, é legato ad una visione culturale che nasce in Europa. E' quello che chiamano l'occidente (anche se in realtà pure in Europa esistevano altre visioni della storia : la storia come ciclo)
La nozione di crescita, di sviluppo é prettamente europea (od "occidentale" come dicono)ed é legata al nostro contesto culturale. Gli altri non la capiscono. A tal punto che alcune popolazioni del camerun traducevano il concetto di sviluppo con "sogno dell'uomo bianco".
3) Conclusione
Emma, Daniele, Romano: il produrre per produrre, la crescita senza ma, senza riflessioni, "non pensata" non ha prodotto danni negli ultmi 50 anni? Pensateci!
Allora, se il dovere della politica é quello di indicare strade, di ripensarsi e di spingere i cittadini a riflettere. Allora, noi, abbiamo il compito di concepire, di proporre e di educare ad un altra crescita.
Se chi deve "dare l’esempio" indica la strada sbagliata chi penserà allora ad indicare l'altra?
Scritto da: Michele Amitrano | mercoledì 1 novembre 2006 a 10:46
HASTA LA VICTORIA,SIEMPRE. COMANDANTE TOMBOLINI !Ahahahah !
Cmq,Tanti Auguri Antonio e Buon Lavoro per il Lievito.Impastalo bene e....
fallo fermentare e lievitare nel forno! Il forno della Tua cultura! GRAZIE ANTONIO ! GUIDACI TUTTI NOI SULLA RETTA VIA !CON LA TUA PREZIOSA BONTA' DIVINA INSEGNACI I TUOI PRECETTI,I COMANDAMENTI DEL "SAVOIR-FAIRE" POLITICALLY CORRECT,CONSIGLIACI,ASCOLTACI,SAZIACI(perchè abbiamo fame di ogni parola che esce dalla Tua bocca!)
E DI BACI STRAZIACI !(ahahahah)
E lascia perdere il buon Pannella e l'allegra Company Rosa(ri)pugnante !Vieni con noi, nei Radicali di Sinistra !
Ti troverai perfettamente a Tuo agio,a casa Tua,sarai liberamente laico,libertario,ecologista.Senza alcun condizionamento Rosa(ri)pugnante.Saluti radicali di sinistra.
Scritto da: Fabrizio Cianci | mercoledì 1 novembre 2006 a 12:12
Per approfondire la riflessione del "cantiere" sulla crescita, vi invito a dare uno sguardo ai seguenti indicatori:
http://www.earth-policy.org/Indicators/index.htm
Non esitate ad apportare vostro materiale a traverso riferimenti bibliografici o link. I documenti cosi´ riuniti rappresenteranno la base della riflessione di LR.
Scritto da: Filippo De Agostini | giovedì 2 novembre 2006 a 12:38
LA RIFORMA EUROPEA DELLA PAC.UN PROBLEMA REALE.
La recente riforma europea della PAC (Politica Agricola Comune) ha stabilito che ad ogni azienda agricola europea vengano assegnati dei "titoli",ossia dei valori sulla base dei quali saranno corrisposte le indennità assistenziali annuali.Sono molti soldi.
Il problema è che la assenza quasi totale di informazioni ha fatto sì che taluni terreni di una azienda abbiano ricevuto i titoli(per esempio perchè ulivetati),altre particelle solo seminative no,pur potendosi dare i titoli anche a quest'ultimi.Si comprende pertanto che i terreni che hanno ricevuto i titoli bloccati sino al 2013 valgono molto sul mercato;mentre i terreni,pur preziosi e ugualmente coltivati,ad uliveto o a pomodoro o a pascolo è indifferente,ma senza titoli,non valgono più nulla sul mercato della compravendita e degli affitti.Ma qual'è il problema?
Il problema è che si è creato un sistema di assistenzialismo sovietico e antiliberale,in quanto più nessuno ci tiene a spendere soldi per produrre il prodotto,tanto i soldi europei non sono più legati alla produzione e verranno dati anche se non si produce!
Non solo,ma non si possono chiedere "titoli" per i terreni rimasti esclusi perchè tutto è bloccato sino al 2013 !
In questo modo non si riduce la spesa agricola comunitaria e si favorisce l'abbandono della produzione agricola in favore del pigro assistenzialismo.Cosa ci sia di "LIBERALE" in questa stravagante politica comunitaria agricola(ma non solo),attendo che me lo si spieghi.Non era meglio e "LIBERALE" dare i soldi a chi produceva "davvero" e non solo sulla carta con false fatturazioni di olio o grano o latte o pomodori?.Nei dibattiti Tv della politica di questi problemi reali chi ne ha mai sentito parlare?
RIFORMA DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE. GLI AMICI DELLA TERRA DENUNCIANO:
"E' UN'OPPORTUNITA' PERDUTA. L'AGRICOLTURA EUROPEA RIMARRA' INSOSTENIBILE E IL DUMPING NEI PVS CONTINUERA' ".
Con l'accordo sulla Politica Agricola Comune raggiunto il 26 giugno, i Governi dell'UE hanno mancato l'opportunità di indirizzare l'agricoltura europea verso la qualità, la sicurezza, la protezione dell'ambiente e l'equità sociale. I meccanismi di sostegno finanziario alla produzione, che sono all'origine di molti gravi problemi ambientali, sono stati intaccati solo marginalmente, malgrado le promesse degli scorsi mesi in materia di disaccoppiamento (1). Il piccolo aumento di spesa sullo sviluppo rurale, conosciuto col nome di modulazione, è chiaramente insufficiente a dare all'agricoltura sostenibile l'impulso necessario. Altrettanto può dirsi del rafforzamento del II Pilastro (2) .
In generale, i Paesi membri potranno astenersi dall'applicare rigorosamente le normative europee in materia di agricoltura e ambiente. Direttive adottate anni or sono, ma non applicate in molti stati, rimarranno tali, visto che i controlli sugli standard ambientali e sanitari (necessari in teoria per accedere ai sussidi, la cosiddetta cross compliance), riguarderanno solo l'1% delle aziende. Infine, l'accordo non ha toccato in alcun modo la questione dei sussidi all'esportazione, che permette ai Paesi UE di vendere sottocosto i propri surplus nel Terzo Mondo, buttando fuori mercato gli agricoltori locali.
In vista del Consiglio dei Ministri del Commercio dell’UE in programma a Palermo il 6 luglio, la Campagna "No Dumping" a cui aderiscono anche gli Amici della Terra, sarà presente nel capoluogo siciliano per proseguire la raccolta firme contro il dumping e rinnovare il suo impegno affinché a Cancun, in occasione del vertice delWTO di settembre, venga sancito, una volta per tutte, il rispetto degli Accordi Anti-Dumping e Anti-Sovvenzione.
Per ricevere un'ampia sintesi in italiano dell'accordo sulla PAC - ovviamente molto elogiativa - rivolgersi all'Ufficio della UE in Italia chiedendo il file: i03_898.it1.doc
1) Il meccanismo del disaccoppiamento (introduzione del principio di non legare i contributi alla produzione) partirà dal 2005, ma prevede tante e tali eccezioni a discrezione dei Paesi membri da non poter essere considerato che un disaccoppiamento molto parziale. L'ampia gamma di eccezioni possibili, da decidersi a livello nazionale, conferma una tendenza alla ri-nazionalizzazione della politica agricola comune.
2) Attualmente la Politica Agricola Comune si fonda su due "Pilastri": il primo riguarda le misure di sostegno al mercato, che includono i sussidi diretti e indiretti agli agricoltori, mentre il secondo Pilastro è dedicato allo sviluppo rurale. Con l'accordo raggiunto, il secondo pilastro è stato rafforzato dall'introduzione di nuove misure, che includono incentivi finanziari per migliorare la qualità dei prodotti agricoli, per assicurare il benessere animale, per incoraggiare il rispetto degli standard e per dare incentivi ai giovani agricoltori. Tuttavia, saranno gli Stati membri a decidere quante e quali adottare di tali misure.
http://www.amicidellaterra.it/PRESS/pac2.htm
Scritto da: Fabrizio Cianci | domenica 5 novembre 2006 a 15:50
QUINDI NON SOLO L'APPROVAZIONE DEI PACS,MA ANCHE LA RIFORMA EUROPEA DELLA PAC.UN PROBLEMA REALE.O NO ?QUESTO E' UN PROBLEMA REALE SU CUI BISOGNA DISCUTERE SERIAMENTE,NON TANTE INUTILI C.....E ! LA RIFORMA EUROPEA DELLA PAC,IL DESTINO DELLA NOSTRA AGRICOLTURA ...CHE POI E' IL NOSTRO PIATTO IN CUI TUTTI,RIPETO...TUTTI,MANGIAMO ! :) CIAO.
Posso spiegare cosa c'è di liberale nella PAC: NIENTE. Chi ha detto che è un progetto liberale? E' la più grande distorsione del mercato internazionale esistente oggi, forse la più grossa nella storia dell'economia internazionale. E' come imporre un DAZIO ai prodotti agricoli extraeuropei, finanziando l'agricoltura con i soldi dei contribuenti. cioè Bruxelles acquista i prodotti agricoli a prezzi alti(molto superiori al mercato) e li rivende a prezzi bassissimi all'estero. Questo permette all'Europa di essere "artificialmente" il più grosso esportatore di generi alimentari al mondo. E' una politica mirata ad alterare le ragioni di scambio internazionale così da trasformare quella che un tempo era una zona con una carenza strutturale di offerta agricola(vedesi battaglia del grano fascista) in un paese esportatore netto!!! Qual'era l'unico paese autosufficiente dal punto di vista agricolo? La Francia, ed è la Francia che ha sempre voluto mantenere questa politica.
MOTIVO: permettere ai contadini Europei di avere dei salari paragonabili con il sistema economico.
Il problema forse è proprio se non sia il caso di finirla con questo cartello europeo dell'agricoltura, ovviamente questo porterebbe ad una serie di altre conseguenze socialmente problematiche.
Infatti,sopra ho scritto:"Non era meglio e "LIBERALE" dare i soldi a chi produceva "davvero" e non solo sulla carta con false fatturazioni di olio o grano o latte o pomodori?.Nei dibattiti Tv della politica di questi problemi reali chi ne ha mai sentito parlare?".
Il problema è che l'Europa si fonda su questa politica, è una delle più antiche forme di Europa insieme alla politica del carbone e dell'acciaio. Non si può decidere sempilcemente di toglierla. Non fino a che non si abbia almeno una costituzione europea, anche se io sono daccordo con te quando dici che tutti quei soldi (credo una cosa come 2/3 del bilancio Europeo) possano essere indirizzati verso settori realmente produttivi. Non a caso la Francia è contraria all'ingresso di nuovi membri, paesi poveri, dove esiste una larga fascia di popolazione contadina. Non possiamo certo comprare gli ortaggi di tutta l'Europa allargata, sarebbe impossibile d'altra parte non garantire ai nuovi cittadini Europei gli stessi diritti dei vecchi cittadini Europei, con la conseguenza che per esempio in Romania un contadino guadagnerebbe molto di più di un professionista. Questo è un vero problema e devo confessare che mi ha stupito non aver trovato nessun riferimento a ciò nell'ultimo libro del nostro nuovo Ministro PadoaSchioppa. Mi aspettavo che affrontasse proprio questo punto, e invece l'omertà al riguardo è veramente assoluta.
Scritto da: Fabrizio Cianci | domenica 5 novembre 2006 a 16:19
Caro Antonio, secondo me ti dovevano fare a te segretario dei radicali.
Mi puoi fornire l'articolo che hi scritto sulla vicenda, magari in via privata?
grazie
ale
Scritto da: alessandro paris | martedì 7 novembre 2006 a 07:59
Vai a controllare sul vocabolario: il verbo “ponersi” non esiste. Casomai si dice: “porsi” E tu vorresti fare il moderatore di un sito di discussione politica? Presuntuoso come sei devi essere cresciuto sotto le grinfie di una madre nevrotica che ti ha frustrato a morte, e ora cerchi di rivalerti facendoti grande con la politica, con l’impegno per cambiare la società… Invece di rompere i coglioni al prossimo impegnandoti per cambiare la società, faresti meglio a andare dallo psichiatra (e dal maestro elementare) per cambiare te stesso.
Scritto da: Carla Ferrara | giovedì 26 luglio 2007 a 09:35