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venerdì 10 novembre 2006

Malvino e la voglia radicale

"Hey, Antonio, vedi che Malvino ti ha dedicato un intero post nel suo blog!", mi fa Patrizia, mia moglie, dieci minuti fa. Non è cosa da nulla, capirete, mi ci sono fiondato. E voglio rispondergli da qui, su Lievito Riformatore, dal luogo politico che ho tentato di mettere su nell'agosto 2005, dopo i referendum, dopo l'assemblea dei mille, prima del famigerato congresso di Radicali Italiani del 2005, quello dell'approvazione obbligatoria della RNP. Da quello stesso Lievito Riformatore che - privo della massa su cui agire - pare destinato a farsi sterile, ahimé. Lo faccio da qui perché il post di Malvino ci butta su un po' di farina, e il lievito (magari illudendosi) riciccia un po'.

Gli rispondo dunque da qui, con qualche improvvisata considerazione. Improvvisata ma non sconclusionata, si spera. A mo' di ragtime, tiè. A proposito Malvì (non c'entra niente, ma tutto c'entra, per un radicale, abbiate pazienza), il secondo movimento dell'ultima sonata per pianoforte di Beethoven, la no. 32, non ti sembra a un certo punto essere proprio il luogo dell'invenzione del Ragtime? Provaci, suonala tu che puoi e sai, riascoltala e sappimi dire: ché se così fosse sarebbe una scoperta da musicologi mica da ridere!

Allora, scusate, torno al post di Malvino. Dici, caro Luigi, che Patrizia, quando parla e scrive (e lo fa spesso lì da te) ti appare come il mio "nervo folgorante". Può darsi. Io preferisco dire così: Patrizia è il mio lato nichilista compiuto, e per questo la amo. Il mio nichilismo è ancora impuro, troppo residua inconsciamente di un passato pieno di fini, di valori, di nobili intenti. Patrizia mi aiuta (a modo suo, non sono certo rose e fiori...) a depurarmi di tutto ciò, e ad avvicinarmi, per l'appunto, al nichilismo compiuto: laddove i fini, i valori, i nobili intenti non solo non esistono (suvvia, non sono mai esistiti), ma neanche più sono tenuti in conto alcuno. I mezzi prefigurano i fini, suole dire Pannella (smentendosi poi coi comportamenti, ma questo è un altro discorso): a dire che la bontà o no dei mezzi è l'indice più sicuro e affidabile della bontà o no dei fini che i mezzi perseguono. Patrizia, col suo nichilismo compiuto, è oltre: non ci sono altro che mezzi, e la bontà o no di ogni cosa risiede in essi, e in essi del tutto si gioca. In altre parole: non si fa per raggiungere un fine (buono o cattivo), ma si fa, punto e a capo. Si fa per fare, e per fare bene o male (il solito cretino, non avendo capito un cazzo, si sta già fregando le mani per accusarmi di manicheismo ecc. ecc., ma a te non ho da spiegare, per fortuna, vero Luì?). E in questo senso, Luigi mio, non è forse Patrizia persino il tuo nervo folgorante? Non sei forse tu a scrivere, proprio rivolgendoti a lei, "lascia stare se poi ci si riesca o no – lottare ha un senso in sé"? Lottare (o fare, è la stessa cosa) è il mezzo, ed ha un senso in sé, ha in sé il buono e/o il cattivo (vedi, lo dico al cretino di prima, che il manicheismo non c'entra una mazza?).

Ma vengo alla politica. In tutto quanto sopra Patrizia quando parla è il mio nervo folgorante: concesso. Ma quando parla di politica, del fare politica, di analisi politica, di tattica politica (ché la tattica è tutto, i fini non esistono, ricordi?) allora no, allora siamo lontani, e spesso lontani assai. Vicini nell'esito, lontani nei percorsi argomentativi, mi verrebbe da dire.

Se dunque rispondendo a lei, su queste cose, pensi di rispondere a me, sbagli di grosso. Rispondendo a lei ri-dici le tue opinioni sul perché e il percome i radicali non potessero non schierarsi con la sinistra alle ultime elezioni, e non potessero non percorrere la via della RNP per entrare in parlamento, e così mantenere una qualche rilevanza e - con essa - una fiammella di speranza accesa in questo disgraziato (privato della grazia, intendo) paese. Risposta buona per Patrizia, da quel che ho capito terzopolista convinta (da quel che posso capire).

Risposta non buona per me, mio caro. Forse l'hai dimenticato anche tu (e questo mi dispiacerebbe). Io, Luigi, sono quello che all'Assemblea dei Mille se ne uscì inopinatamente con "dobbiamo schierarci col centro sinistra, e presentarci subito con una candidatura alle primarie". Qui si era al giorno dopo, Malvino mio, il 20 giugno 2005. Lo dissi e lo ridissi, nonostante la scomunica pannelliana. E - oggi non v'è più alcun dubbio - avevo ragione io.

Io sono anche quello (l'unico!) che al Congresso di Riccione tentò di mettersi di traverso all'operazione suicida Rosa Nel Pugno. E non in nome dei fini, ma in nome del mezzo, in nome della tattica. Leggi (o ri-leggi, non so), caro Luigi, questa cosa qui: una mia "Lettera aperta a Marco Pannella", all'indomani del congresso di Riccione, 1 novembre 2005, te ne prego. Un piccolo lacerto di quel che sostenevo (inaudito):
Il giusto percorso, secondo me, dovrebbe essere quello, più lineare, dello spiegare in maniera piana e altrettanto nobile che, per i motivi che ben conosciamo, il regime non consente a nessuno di poter essere rappresentato in parlamento al di fuori dei due schieramenti. Che non abbiamo dubbi oggi, date le condizioni, su quale dei due schieramenti sia necessario sostenere, non fosse altro che per evitare a questo paese sciagure di gran lunga peggiori. Che per avere una possibilità di accoglienza nell'Unione è necessario costituire con lo SDI un'alleanza elettorale, e che a questo scopo ci presenteremo insieme alle elezioni.
E parallelamente a tutto ciò sviluppare con altrettanta chiarezza, in una prospettiva che va ben oltre la prospettiva elettorale, il nostro programma di governo e di riforma per questo paese, su cui non chiedere a nessuno, altri che a noi stessi e alla nostra capacità di impegno, di dovervi aderire.

Alleanza tecnica, lista elettorale, dichiaratamente elettorale. Questo ci avrebbe condotto in parlamento (meglio di come ci siamo arrivati). Perché è nei mezzi che si gioca tutta la bontà e tutta la cattiveria di una scelta, e non nei fini.

Pannella non ha voluto: aveva bisogno di ingannare tutti con le grandi trombonate sui fini, la RNP grande partito blablabla... E oggi vomita sui socialisti dello SDI, rimprovendogli ciò che essi da sempre sono: non gli servono più, e deve inventarsi ragioni nobili per scaricarli, per carità.

Chiedi se mi possa esser tornata la voglia di "fare" il radicale: non mi è mai passata Malvino, non te ne sei accorto neanche tu, e me ne dispiace. Cos'altro, se non quella voglia, poteva motivare un tranquillo padre di famiglia 47enne, bassino e sovrappeso, a sottoporsi al ridicolo dei saccenti rosapugnini? Agli sberleffi del Capezzone in fase trionfante? Alla censura carica di sottintesi decretata dall'improvviso silenzio di Pannella? Eppure ho continuato, ostinatamente, senza compagnia alcuna, neanche la tua Luigi, che ti sei fatto fottere anche tu, mettendoti in testa che Pannella sia ancora lucido (e non lo è più) e Capezzone sia un po' più che furbo (lo era, era molto più che furbo, oggi non più, si è autoconvinto che essere furbo conti più che capire).

Ho scritto editoriali per Notizie Radicali fino al limite estremo di costringere loro, i Radicali, a censurarmi, non te ne sei accorto? Derubricando prima i miei pezzi (miei, di un dirigente radicale) dal rango di "Editoriale" a quello di "Commenti". E infine, l'ultimo mio pezzo, l'apoteosi: pezzo pubblicato col "cappello" del direttore teso a dire che "pubblichiamo perché siamo democratici, ma ovviamente non concordiamo una sola riga" (non te li linko questi preziosi cimeli della anti-radicalità di casa radicale, vatteli a cercare).

Vuoi sapere l'ultima?
Ascoltata la famosa direzione della prima lite Capezzone-Pannella (dirigente ancora in carica) ho scritto a Capezzone, una cosa del tipo "visto? Che t'avevo detto? Ora se vuoi puoi rinsavire". E gli ho pure scritto che sarei venuto al Congresso di Padova, per candidarmi Segretario, pensa te. Non ho ricevuto manco un cenno di risposta, Luigi.

Che altro? Tu suggerisci, e io faccio. Ah, una curiosità: chiudi il post, molto carinamente, parlando di me, dicendo "Lo aspettiamo a braccia spalancate. Ci manca". Ma senti un po', chi - oltre a te - mi sta aspettando a braccia spalancate? A chi, oltre che a te, manco? I nomi, per favore. Poi decidiamo, ok?

PS Con 'sta storia di incontrare Patrizia l'hai fatta troppo lunga: prendi la macchina e vieni a trovarmi, che aspetti ancora?

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Di seguito i weblog con link a Malvino e la voglia radicale:

» Malvino chiama... su Simplicissimus
Malvino chiama, Antonio risponde.... [Continua a leggere]

Commenti

Ciao Antonio,
perdonami se uso come spunto il tuo post per un commento che poco c'entra, ma l'ultima letterina di Pannella
http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=74869&numero=4489&title=NOTIZIE%20RADICALI
(che non si è ancora deciso a interpretare il ruolo dell'icona, del nume tutelare, che dispensa poche e sagge parole), in morte della RnP, mi ha spinto a rispondergli. Scrivere a Pannella è come parlare con un cartellone della Kraft, lo so, ma ogni tanto, purtroppo, cado in queste forme di paranoia senile.
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Caro Marco,

non so bene perché rispondo a una mail di propaganda che si spaccia per personale, ma lo faccio lo stesso. Il mio è l'ennesimo tentativo di raggiungervi, spero di farcela, anche se ci credo poco.

Se non riuscirete, radicali e socialisti, a perdere qualche pezzo della vostra storia, la Rosa nel Pugno è destinata al fallimento, anche se dovesse formalmente sopravvivere, se durerà come gruppo parlamentare, e tu Marco lo sai bene. Io vi ho inviato un libro, ho cercato di parlare a Daniele, ogni tanto partecipo a forum e invio e-mail, ho scritto un paio di articoli su Quaderni Radicali: il problema dell RnP è proprio la STORIA dei soggetti politici 'maggiori' -Radicali e SDI- che la compongono. Oggi sentivo parlare proprio di storia la Bernardini nel suo primo filo diretto su RR, ma non in termini di innovazione bensì (aimé) di continuazione nel nuovo soggetto politico della RnP.

Ma lo sapete che uno dei vostri modelli - Blair- nel '97 ha ri-identificato il suo partito compiendo innanzitutto una frattura della memoria, un 'omicidio' generazionale : sparisce dal lessico New Labour la parola "socialism"; gli operai (workers) sono sostituiti da famiglie e "taxpayers"; la parola classe e i corollari "classe operaria", "lotta di classe", "politiche di classe" scompaiono; la proprietà pubblica è esplicitamente intesa come somma di proprietà individuali. Et cetera, et cetera. Ci ho messo quattro anni e un libro per analizzare il rapporto lingua/ideologia nel New Labour e confrontarlo con l'ortodossia socialista : la nuova identità di un soggetto politico passa necessariamente attraverso la gola della modernizzazione, che è riformulazione, ad un tempo, linguistica e ideologica.

Come può la RnP proporsi come soggetto nuovo se io, elettore stanco della politica sottobanco e da corridoio, ascolto sempre la stessa lingua e non una "lingua nuova" ? Ma dove sono le novità politiche se l'apparato simbolico complessivo - verbale e non - della RnP è giustapposizione di quello radicale e di quello (vetero)socialista ? Marco, lo sai, non basta il logo della rosa e il richiamo/slogan a volti o valori di una certa storia politica per costruire davvero una nuova identità. Ma perché la RnP dovrebbe rappresentare il 'nuovo' se sento parlare sempre gli stessi "codici", ad esempio le "battaglie" di Capezzone (anche un po' comiche, ora che la RnP è al governo) - vale a dire il codice radicale - o la boselliana "scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica" - ecco il codice socialista (a proposito, importare slogan del Regno Unito, il blairiano "education, education, education", non garantisce automaticamente il consenso degli elettori, Rutelli ci aveva già provato nel 2001 con scarso successo).

Io credo nell'idea della Rosa nel Pugno, dell'incontro tra libertà e uguaglianza, ma mi dispiace che non via sia, da una parte e dall'altra, la volontà di farla decollare veramente come progetto politico nuovo, come originale sintesi politico-culturale, come ricerca di un terreno di intesa adeguato alle priorità del terzo millennio. Come costruzione identitaria NUOVA. La "vecchiaia", che spesso i radicali imputano ai partiti di regime - "politica vecchia", "vecchiume partitocratico" ecc.- è anche la staticità, da parte dei radicali, dell'interpretazione sociale in chiave di azione politica. I radicali di oggi sono vecchi.

La RnP, al di là della sua ontogenesi, è un'occasione di rinnovamento sia per lo SDI sia per i Radicali. Continuare a perdere tempo in beghe personali o di piccolo cabotaggio, di brevissimo termine, rischia di far naufragare il progetto nella sostanza e consegnare lo SDI ad appendice infima del futuro partito democratico, i radicali alla nicchia della propria radio.

Antonio scrive:Ma senti un po', chi - oltre a te - mi sta aspettando a braccia spalancate? A chi, oltre che a te, manco? I nomi, per favore. Poi decidiamo, ok?
La mia risposta è questa:ebbene,personalmente,sono uno tra quei nomi.

@ Paolo: Paolo, perché invece che rincorrere il fantasma di Pannella non facciamo una bella cosa, organizziamo un bel seminario, come LR, centrato sul tuo libro (e tematiche relative). Sono più che convinto - credo di averlo affermato più di una volta anche da queste parti - che ogni vero cambiamento e rinnovamento o passa attraverso il linguaggio (e fa di questo un agente, e non solo un sintomo, del cambiamento) o non è. Il tema c'è, e per parte mia, la voglia pure. Che ne dici, proviamo?

@ Fabrizio: Fabrizio, sono molto lusingato e orgoglioso, e ti ringrazio moltissimo. Ma non posso fare a meno di insistere con Luigi Castaldi. Lui è stato membro di Direzione Nazionale con me, ha partecipato con me ai Comitati Nazionali. Tutte sedi in cui - in perfetta solitudine, ho cercato di far sentire una voce "altra". Ebbene lì, in quelle sedi, perfino Luigi, cui voglio bene, e che ha avuto parole così buone per me, non ha profferito un solo iota nel senso non di appoggiare me, ma le cose che andavo dicendo, non foss'altro che per sostenerne l'utilità. E allora a lui, che oggi invece dice che Tombolini "ci manca", a lui debbo chiedere: "A chi Luì, a chi della Direzione, del Comitato Nazionale, dei Dirigenti, che quando ero lì non hanno mai manifestato tutta questa gioia, a chi di grazia oggi mancherei?".

ciao Antonio,
beh, non so se a qualcun'altro dei radicali che contano capita di sentire la tua mancanza, ma certo è che di gente come te ne avrebbero un gran bisogno e ai radicali che non contano un accidenti come me farebbe un gran piacere, tirerebbe un po' su il morale.

Antonio, sono più che d'accordo sul seminario come LR e su ogni altra forma di incontro che sia centrata, in senso lato, sulla comunicazione politica. La finanziaria sta dimostrando che il tema è quanto mai scottante, soprattutto a sinistra. Dopo il fallimento dei referendum in Francia e Olanda nel 2005, tanto per fare un esempio, la Commissione Europea ha messo in piedi una serie di strategie di assoluto rilievo (per quanto discutibili) nel settore della comunicazione istituzioni-cittadini. Sono pronto a partecipare, così come a muovermi per incominciare a proporre e organizzare. Sì, proviamo.

Bene Paolo. E allora cominciamo a pensare a un canovaccio per il Seminario: ci apro un post dedicato, mettiamo le idee lì.

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