Un nuovo linguaggio per una Nuova Politica
Nei commenti che hanno fatto seguito a questo post è nata l'idea di tentare di promuovere, come LR, un seminario dedicato al linguaggio della politica e alla comunicazione. Questo post vuole raccogliere, attraverso i commenti, idee e ipotesi di programma: temi, relatori, invitati, luoghi, ecc.
Io per ora mi limito a suggerirne il titolo: Un nuovo linguaggio per una Nuova Politica.








Prima di tutto sono felice che Lievito Riformatore sia ripartito. Mi sentivo un po' disorientato politicamente.
Io proporrei di fare il seminario attorno ai "senza voce": quelli non protetti dalle corporazioni, dai partiti, dai sindacati, dai gruppi di potere.
Qual'è il linguaggio della politica dei "senza voce"?
Perchè i soggetti politici tradizionali non sono in grado di esprimere correttamente il disagio dei "senza voce"?
Scritto da: Francesco Antoni | sabato 18 novembre 2006 a 07:49
Ottima sollecitazione Francesco: se la politica (vecchia) prosegue a parlare il suo vecchio linguaggio, è evidente che il nuovo resta senza voce. Ci si può lavorare. Ora occorrerebbe organizzare una riunioncina, magari in sala Ortega y Gasset, con un po' di "volenterosi" tra noi ;-) per ipotizzare qualche data e soluzione organizzativa.
Scritto da: Antonio Tombolini | lunedì 20 novembre 2006 a 12:05
Siamo sicuri che qualsiasi sia il linguaggio parlato sia poi recepito? Butto la un po' a polemica un po' no, non ci vorrebbe qualcosa come un nuovo elettore? Non per capire il vecchio linguaggio, ormai assolutamente incomprensibile e morto, ma per una nuova compresione e partecipazione politica.
Scritto da: Isacco | lunedì 20 novembre 2006 a 18:03
penso che l'idea di Antonio sia buona, di un incontro nella sala Ortega per buttare giù idee e proposte. Da parte mia, ho diversi nomi/riviste/istituzioni in testa, che si può provare a contatattare- penso ad esempio a una rivista attiva da anni nel campo della comunicazione politica come, appunto, Comunicazione Politica (www.com-pol.it).
Il post di Francesco sui "senza voce" mi ha fatto venire in mente la storia di Andrea D'Ambra, un comunissimo potenziale silenzio, semplice studente di Scienze Politiche a Napoli, che attraverso il web e una piccola idea "politica" - cioè condivisa, l'abolizione della gabella tutta italiana sul costo delle ricariche dei telefonini - ha acquisito una voce imprevedibilmente ampia (la petizione per l'abolizione delle ricariche ha raccolto in pochi mesi oltre 700mila firme: ascoltate se potete la storia di Andrea - delle censure e dello spazio che è riuscito a conquistarsi - nell'intervista del 19 NOV a RR, rubrica Media e dintorni, quella con Fleischner, http://www.aboliamoli.eu/radio.htm).
Senza dubbio, e ne è testimone la nostra voce qui - il primo comunicatore da invitare è Antonio Tombolini: il web, inteso come spazio di accesso al discorso pubblico - si direbbe un sovvvertimento degli ordini del discorso dominanti - dovrà avere parte nel nostro seminario.
A Isacco dico che la questione della comunicazione non è questione nominalistica o, peggio, di opportunità propagandistica. Il nuovo elettore nasce - nel senso di "è costruito" - dalle idee della nuova politica, vale a dire dai suoi discorsi. La questione della comunicazione è la sostanza delle nostre idee, non il rivestimento. Un altro storico "scomunicato" radicale come Toni Negri, discutibile ma senza dubbio personaggio politico e dotato di capacità di visione, recensendo un libro di Cacciari (interessante, "Geofilosofia dell'Europa", Adelphi 2003) trova la formula giusta: "Probabilmente noi parliamo una lingua che non è più comprensibile non perché non sia universale ma peerché non nomina più il reale. Probabilmente ricominceremo a comprenderci quando avremo mutato la lingua, e alla Krisis del moderno avremo contrapposto il progetto di quello che gli viene dopo, chiamatelo, se volete, post-moderno o età dell'operare cognitivo o meglio, tempo del lavoro vivo. E' su questo che soprattutto stiamo decidendo ed è su questo che una nuova geofilosofia del'Europa troverà il suo senso".
Scritto da: paolo donadio | martedì 21 novembre 2006 a 05:20
Bene, vi proporro' presto un appuntamento online nella Sala Ortega y Gasset.
Scritto da: Antonio Tombolini | venerdì 24 novembre 2006 a 00:46
Un tema che sarebbe utile approfondire è anche quello della gerarchia delle notizie. Perché si potrà cambiare linguaggio ma se "quella" notizia non è nel sommario di un tg o finisce in una "breve" di un quotidiano, la novità -qualunque essa sia - non potrà mai emergere. Facciamo una prova: quante notizie che fanno realmente parte del nostro quotidiano o che ne incidono la traccia troviamo in un qualsiasi tg o in un quotidiano? Se poi il tema della gerarchia delle notizie lo spostiamo sui nuovi media, diventa ancora più interessante.
Scritto da: Edoardo Danieli | mercoledì 29 novembre 2006 a 08:56