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venerdì 22 dicembre 2006

La teoria dei giochi e la rivoluzione liberale

                     
La Telecom e' disastrosa, l'euro ha raddoppiato i prezzi, i comuni fanno cassa con le multe, le bollette delle azienda pubbliche locali (rifiuti, acqua, ecc.) sono incomprensibili e care, i treni sono in ritardo, Alitalia e' un fallimento, i partiti pensano solo alle poltrone, gli ingorghi rubano due ore al giorno del mio tempo, la giustizia e' infinita, le banche sono ladre, gli stipendi bassi, non si fa ricerca, tutti sono precari, i taxi non si trovano, le truffe imperversano, occorrono due legali per difendersi dalle parcelle dei notai e degli artigiani, gli avvocati sono cari ...
  Lamentele che accomunano gli italiani, insieme alla percezione del declino sociale ed economico. "Prima era meglio". "In Italia non si risolve mai alcun problema, da decenni la giustizia fa schifo e la Salerno-Reggio Calabria e' una trappola per topi". "Basta, cambiamo".

    Cambiamo? A parole!
Perche' non appena si toccano i meccanismi che creano lo stallo italiano, saltano fuori le varie corporazioni a difendere i loro indispensabili privilegi. Siccome la struttura sociale italiana e' fatta di tante corporazioni, dalle piu' "nobili" (notai) a quelle piu' "plebee" (precari di lungo corso), ogni tentativo viene vanificato. "Perche' devo iniziare io a perdere privilegi?".
  Il cambiamento viene percepito in negativo. In pratica, se una corporazione cede una parte dei privilegi ritiene impossibile recuperare da un'altra parte, intravedendo un inevitabile regresso alla sua situazione socio-economica.

    Una teoria matematica puo' aiutare a comprendere in quale situazione si trova l'Italia.
  La Teoria dei giochi e' la scienza che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite una serie di modelli. In pratica si prendono in esame le azioni e le reazioni dei soggetti coinvolti e si cerca di prevedere l'esito finale di tutte le interazioni. Sono schemi utilizzati in diversi ambiti: economico, finanziario, militare, politica, sport, informatica, ecc.

    In quest'ambito puo' essere utile soffermarci sui tipi di soluzioni che si possono ipotizzare. In quelli di tipo cooperativo i diversi soggetti tendono a cercare a priori di "concertare" le mosse. Tale strategia e' da anni, piu' o meno istituzionalizzata, praticata in Italia. Il risultato di questa concertazione e' l'immobilismo sotto gli occhi di ognuno.
  Piu' temuto e' l'approccio competitivo, dove gli attori sono lasciati liberi di competere. Nel contesto italiano la competizione reale viene poco praticata -con diverse giustificazioni (arrivano gli stranieri, timore di perdere il consenso elettorale, ecc.).

    La Teoria dei giochi poi suddivide tra giochi a somma zero e giochi a somma diversa da zero.
  I giochi a somma zero
sono quelli in cui il premio da ripartire tra i soggetti coinvolti nel "conflitto" e' una torta definita. Giocando a scacchi il premio partita va tutto al bianco, tutto al nero o diviso a meta', in caso di pareggio.
Altro esempio. Immaginiamo una strada in cui ci sono due ristoranti: ogni vendita in piu' dell'uno e' al tempo stesso una vendita in meno dell'altro. Non se ne esce, ogni giorno insieme vendono X piatti di tagliatelle.
  I giochi a somma diversa da zero, invece contemplano la possibilita' che la torta da suddividere possa essere differente a seconda delle scelte degli attori. Nell'ambito di un rapporto tra uomo e donna (spesso il "peggiore" dei conflitti) il risultato delle rispettive mosse potrebbe essere un beneficio o in una perdita per ambedue: non e' detto che se uno dei due rinuncia a qualcosa l'altro guadagni. Identico discorso vale anche in altri ambiti. Nel caso dei ristoranti nella stessa strada, anziche' suddividersi sempre la stessa torta (i soliti X clienti) potrebbero incrementarla, attraendo nuova clientela. Obiettivo raggiungibile con strategie cooperative: concordano una campagna pubblicitaria comune. Ma anche con strategie competitive: per "vincere" i due cuochi sono costretti a migliorare e innovare continuamente, tanto da elaborare piatti che attirano nuovi clienti "tanto in quella via si mangia bene dappertutto".

    Purtroppo la percezione degli italiani e' che il gioco sia a somma zero, pertanto "ogni cosa che posso ottenere la devo strappare ad un altro". Inoltre, pensano che ci sara' sempre qualcosa da spartirsi.
    Invece, la torta italiana non e' a somma zero, ma a somma diversa da zero. Senza cambiamenti radicali, che coinvolgano tutte le corporazioni, ci sara' un'implosione del sistema, con le varie corporazioni a scannarsi per contendersi un torticina sempre piu' piccola e i risultati saranno analoghi ad un conflitto nucleare dove i potentati "nobili" e "plebei" finiranno per soccombere. Tutti.
    Se non altro perche' l'inefficacia dell'approccio cooperativo e' certificato dalla realta', conviene aprirsi alla reale competizione, accettando la sfida di una "rivoluzione" liberale.

Domenico Murrone

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Di seguito i weblog con link a La teoria dei giochi e la rivoluzione liberale:

Commenti

Ho letto e non condivido. La società non è un gioco (è una delle tante "strade laterali" con cui si legittimano violenze e soprusi, spacciando le leggi per regole). E soprattutto non ci sono solo due visioni a fronteggiarsi.
L'Italia, per storia e per evoluzione, non sarà mai del tutto un paese liberale. Non lo può e non lo vuole.
La competizione rifugge dalla mentalità italiana, così come la cooperazione.
Di rivoluzione liberale ne abbiamo pieni i coglioni. Dopo oltre venticinque anni non se ne più (da quanto la Thatcher diceva che la società non esiste, esiste il mercato, alle ignobili leggi sul lavoro come la Biagi) il vostro liberismo ha fatto in Italia più danni che il peggior comunismo. Per non parlare del bell'ordine mondiale che abbiamo sotto il naso...
Le tue sono semplificazioni buone per discettare col culo caldo in poltrona. Vallo a dire a chi guadagna 900 euro con una laurea in tasca cosa significano i giochi a somma zero o a somma diversa da zero. Vallo a dire a chi alla prima parola fuori posto viene licenziato, a quell'operaia che ha chiesto mezz'ora di flessibilità sul lavoro ed è stata licenziata in tronco, a chi non viene mai confermato sul lavoro solo per convenienza, alle imprese che non pagano gli straordinari che impongono, etc. vai vai, vai a parlare di rivoluzione liberale buon illuso.
La politica "nuova" non nasce da queste dissertazioni fumose, ma dalla vita quotidiana, dalla partecipazione, dall'impegno e dal ragionamento nutrito di fatti concreti, storici, economici e politici.
E sarebbe auspicabile nascesse spazzando via i cascami di una repubblica morente di un regime democratico di facciata.
ciao!
el

Linus,
ovviamente non condivido quasi nulla delle tue considerazioni, seppur hanno il pregio di essere chiare ed esplicite.
Ti dico solo che, purtroppo per il sottoscritto, la tua definizione "semplificazioni buone per discettare col culo caldo in poltrona", non si addicono al sottoscritto, in quanto la mia esperienza e' piu' simile a chi con laurea in tasca guadagna 900 euro al mese.
Anzi in molti dei miei tanti lavori i guadagni erano anche inferiori: 750 euro vivendo nella Milano del 2001, con un affitto da 400 euro.
Ps. le mie riflessioni non sono dovute alla sindrome di Stoccolma, dove il mio carnefice e' la teoria liberista.

Caro Domenico Murrone,

mi ci voleva un ottimo intervento come il tuo. Fa ben sperare che il Lievito torni ad essere molto frequentato.

E' difficile prevedere se mai il pensiero liberale raggiungerà l'Italia. Mi stupisco sempre quando Bertinotti si scaglia contro il "neolibersimo". Ancora dobbiamo vedere quello vecchio! Figuriamoci il nuovo.

Diciamo che tutta la sinistra radicale fa una bella "guerra preventiva" quando parla degli effetti del liberismo in Italia. Una guerra comprensibile perchè il pensiero liberista è sì sopratutto antifascista, ma anche anticomunista.

Ma mettendo da parte questi paradigmi destra-sinistra-libersimo-eccetera, per non scendere sul terreno di gioco dove i corporativisti vogliono portarci, dobbiamo domandarci qual'è il motivo per cui l'Italia è diventata fondamentalmente un paese di qualunquisti o al massimo di anarchici individualisti.

La partecipazione alla vita politica è ormai molto bassa e ,a parte gli eccessi degli estremisti abbacinati da ideologie, la gente si rivolge ai soggetti politici soltanto quando necessario, per gli italianissimi "favori".

Io francamente credo che il vuoto culturale politico sia incolmabile per una spinta da parte della cosiddetta (insomma si autodefiniscono così) "società civile". E' difficile spiegare a molti che finanziare dei posti di lavoro emettendo debito pubblico è una stupidaggine che si ripercuoterà sulla prossima generazione. E' difficile spiegare che riscuotere nella vita una pensione pari al doppio o al triplo dei contributi versati è una scemenza da paese dei balocchi che si ripercuoterà sulle generazioni future. E' difficile spiegare che le corporazioni escludono dal mercato chi merita e trattengono chi se ne appropria indebitamente.

Sono d'accordo che ci vuole un pensiero radicale (dei radicali) anche se non è un pensiero di massa. Non è importante. Dovremmo trovare il modo di farlo passare dove si decide: un metodo poco democratico? Forse, ma non vedo al momento alternative.

E la chiave, una delle chiavi per lo meno, è quello di chiarire un concetto culturalmente semplice da spiegare: non esiste più, da tempo, nonostante le menzogne della vecchia classe politica auttale, la lotta fra "ricchi" e "poveri": esiste la lotta fra i parassiti, i privilegiati e gli altri. Fra chi vive alle spalle degli altri e chi crea valore.

E quindi ben vengano le iniziative di Cesare Salvi sullo scardinamento di tutti quei soggetti pubblici utili soltanto a se stessi e a chi ci lavora. Ben venga il tavolo dei volenterosi che possa far legiferare il governo su riforme forti, altrimenti disinnescate da chi di corporazione ed ideologia si ciba (a destra e a sinistra, ben inteso).

Insistiamo, forte, sul rimuovere questa assurda lotta fra "ricchi" e "poveri". Fa esaurire le energie a chi deve impiegarle invece per individuare chi della società è parassita (ricco o povero che sia), verso chi invece alla società dà qualcosa, crea valore (ricco o povero che sia).

Andiamo avanti con ottimismo.

L'unico dubbio che mi rimane è come comportarmi verso Radicali Italiani.
Voi che cosa fate a riguardo?

Andiamo avanti con ottimismo.

L'unico dubbio che mi rimane è come comportarmi verso Radicali Italiani.
Voi che cosa fate a riguardo?

Caro Francesco Antoni (Don Chisciotte),l'alternativa è la Vs. entrata nei Radicali di Sinistra. Ciao.

Fabrizio Cianci

blasco_76@hotmail.com

http://www.radicalidisinistra.it/blog/blogs/index.php?blog=6

caro Fabrizio Cianci.

Ho visitato e letto il sito dei Radicali di Sinistra.

Ad essere franco mi è parso il sito di un movimento che si ispira sostanzialmente ai valori della sinistra - anche radicale: Resistenza, Partigiani, Pacifismo, Diritti, al punto tale che non capisco neppure come mai vi siete dati questo nome "radicali".

Comunque ringrazio dell'invito e lo rimando al mittente. Grazie.

Ho letto il post, incuriosito dal titolo, visto che mi occupo "per mestiere" di teoria dei giochi.

Vorrei precisare, per chiarezza e onestà di discorso, che non condivido le opzioni politiche "sottostanti" il post. Le mie brevi considerazioni comunque prescindono (o, per lo meno, cercano di farlo) da ciò.

Condivido l'opinione che la TdG è uno strumento, ormai importante, di analisi della realtà.
Ciò che vorrei sottolineare, come contributo alla discussione, è il fatto che la TdG non dà il tipo di risposte così nette che il post di partenza vuole evidenziare.

Mi limito a un breve cenno. Uno dei giochi di cui "tutti" hanno sentito parlare è il "dilemma del prigioniero". L'esito di questo gioco è inefficiente (e lo stesso si verifica in molti altri giochi, come ad esempio nella piuttosto nota "tragedia dei commons"). Ora, un modo per poter invece ottenere un risultato efficiente, passa attraverso la possibilità di poter sottoscrivere accordi vincolanti. Ovvero, attraverso la modalità di gioco "cooperativa".
Viste le molte situazioni che hanno connotati tipici del modellino detto "dilemma del prigioniero" (è anche stato utilizzato nel contesto della teoria dello Stato, come parafrasi dell'approccio di Hobbes), io non sarei così drastico nell'equazione "gioco non cooperativo = efficienza", come adombra il post iniziale.
(Nota terminologica: la locuzione "gioco competitivo" descrive ciò che, tecnicamente, in TdG viene chiamato "gioco non cooperativo").

Per un esempio sviluppato (a partire da una situazione diversa da quella del dilemma del prigioniero) senza ricorrere a troppa sofisticazione formale, mi permetto di rinviare, chi ne abbia voglia, a questo mio contributo (in pdf):
http://www.diptem.unige.it/patrone/decisori_razionali_interagenti/altro_materiale/implementazione_legge_sui_prestiti.pdf

Cordiali saluti
Fioravante Patrone

Il mio ragionamento era volutamente forzato, perche' avevo l'urgenza di evidenziare due elementi:
-il fallimento dei tentativi cooperativi di risolvere la stagnazione italiana;
-il conservatorismo delle lobby, che inevitabilmente conduce a soluzioni non ottimali.
Ho individuato nella teoria dei giochi (di cui avevo reminiscenze universitarie) un utile strumento per rendere tali concetti piu' chiari.
L'intervento di Fioravante, gia' fornisce elementi scientifici utili, e questo mi fa venir voglia di fargli una richiesta:
perche' non sviluppa scientificamente l'idea originaria? Introducendo quelle variabili che io ho tagliato con l'accetta?

Un grazie a Don Chisciotte per le belle parole :-)

Sono andato nel sito indicato dal professore di Teoria dei Giochi.

Nella sua home page: http://www.diptem.unige.it/patrone/

possiamo notare come la "notizia" più importante dell'homepage sia:
- una bandiera della pace
- 3 articoli su Guantanamo, con in maiuscolo
"USA SENZA PUDORE"

Vi domanderete che cosa c'entra tutto questo con la matematica? Beh, direi nulla. Si capisce però che uno studente dovrebbe guardarsi dall'andare a sostenere l'esame con una maglietta con la bandiera USA.

Insomma caro Domenico, tu non puoi parlare di teoria dei giochi perchè a quanto pare non c'hai capito troppo. Ti sono state tirate le orecchie.

Se vuoi anche una lezione di politica estera vai nel sito del prof.

Mi domando: se i soldi che reclamava Mussi per l'Università serve a questo, meglio i tagli, come dice Capezzone.

Ho visto anch'io il sito. Per il momento la mia richiesta non e' stata soddisfatta, spero ancora ...
Per il momento mi sto "documentando" sul libro di Alesina e Giavazzi "Good bye Europa". Un testo, a detta degli stessi autori, non scientifico, ma utile a comprendere.
:-)

PROTEST Freedom for bulgarian medics in Libya! Freiheit für die bulgarischen Mediziner in Lybien! PROTEST Frihet för bulgarian läkare i Libyen! Frihet til de bulgarske medisinerene i Lybia! Vrijheid voor Bulgaarse medici in Libië! حرية الطبي البلغاري في ليبيا Ελευθερία για τους βουλγαρικούς γιατρούς στη Λιβύη! Libyadaki Bulgar hekimleri için özgürlük! Свобода за българските медици в Либия! Слобо

Don Chisciotte,
capisco che non mi conosci.

Il mio post mandato a Domenico Murrone cominciava dicendo che ho opinioni politiche ben diverse.
Non ho nulla da nascondere. Tanto è vero che mi sono presentato con nome e cognome.
Complimenti per la scoperta dell'acqua calda.

Se tutti i prof. universitari lavorassero tanto e bene quanto me, i soldi sarebbero molto ben spesi. Magari guarda qualcos'altro oltre che le bandiere e Guantanamo.

La tua illazione su come tratterei chi si presenta all'esame con una maglietta con la bandiera USA è già stata smentita più e più volte. Se sei così interessato all'argomento, prova a chiedere a qualche mio ex studente. In giro se ne trovano.

Senza cordialità
Fioravante Patrone

Caro Murrone,

ho letto la sua risposta al mio post.

La ringrazio per la fiducia, ma non penso che proverò a sviluppare un modello nella direzione che lei suggeriva.
Non escludo però che lei possa trovare chi abbia voglia di farlo. Ormai, l'uso della teoria dei giochi come strumento modellistico, si sta diffondendo parecchio.

Buona giornata
Fioravante Patrone

Gent. Fioravante Patrone,

non era affatto mia intenzione offenderla (deduco questo stato dalla chiusura del post rivolto nei miei confronti "senza cordialità").

Credo ci sia stato un malinteso.

Per me i problemi della società sono (quasi) sempre di sistema e mai personali.

La mia esperienza universitaria è che molti professori e ricercatori hanno fatto carriera ANCHE grazie alle posizioni politiche e che l'esercizio di cooptazione va avanti con gli allievi (aka baroni).

Io fui bollato come "fascista" perchè espressi la mia opinione contraria alla "okkupazione" dell'università.

Sarò felice di verificare che i suoi studenti possono presentarsi con una bella maglietta "I love USA. In god we trust" e prendere un bel 30 e lode (se se lo meritano).

CON cordialità,

Don Chisciotte.

Cari compagni, care compagne, vi invito a fare attenzione ai programmi "anti-spam" della posta elettronica. Siccome inviamo le nostre circolari e news a un ampio numero di indirizzi, spesso vengono identificate come "spam" da questi filtri e quindi buttate, ciò fa sì che alcuni compagni abbiano lamentato di non ricevere la nostra posta. In realtà basta disattivare i filtri anti-spam automatici e usare solo quelli che consentono di selezionare la posta indesiderata da buttare. O meglio ancora, come facciamo noi, utilizzare un software (ad es. magic) che consente di selezionare la posta prima di scaricarla con il normale programma di posta. Magic (che si può scaricare gratuitamente da internet) fa vedere in anteprima (senza scaricare dal server) le mail arrivate o perlomeno il mittente e l'oggetto: in questo modo si possono buttare le mail-spazzatura e poi, aperto il programma di posta elettronica, scaricare le mail restanti. Quindi,ATTENZIONE AI FILTRI DELLE MAIL.
Fabrizio Cianci.
Segretario dei Radicali di Sinistra/Roma

http://podarok24.info/xxx/

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