lunedì 16 aprile 2007

Iniziativa - Patto Generazionale?

Se non é la classe dirgente a prendere l'iniziativa. E' la cosidetta società "civile" a farlo.
E' importante ascoltare l'insegnamento degli anziani ma é anche opportuno che questi sappiano garantire un sano e naturale cambio fisiologico fra generazioni.

Se qualcosa fa pensare ad un osservatore straniero che in Italia il tempo sembra definirisi per la sua assenza (leggere post predente). E forse il caso di agire. Un Patto Generazionale sembra l'unica maniera per potere rimediare alle pecche di un sistema che non sa' e non vuole garantire tale cambio.

Chiaro che il cambio generazionale non basta c'é bisogno anche di un cambio di qualità, e sopratutto di mentalità.

venerdì 13 aprile 2007

Legge Elettorale - Oggi come Ieri

I mesi passano e la storia non cambia. Quelli li', dell'attuale governo, che prima si dicevano indignati e scandalizzati, ora invece sembrano molto, troppo comodi, con la legge elettorale- sofá, sulla quale si sono spaparanzati.

Nulla si muove, e se si muove sará "per non cabiare nulla". Parlo delle liste elettorali bloccate. Con esse si sono garantititi la chiusura definitiva a "uovo" dell'universo "clanista" italiano. Tutto questo senza prendere in considerazione l'opinione dei cittadini: a chi interessa oramai?

Perché si sa nel nostro paese cosi come per le elezioni per essere eletto conta piu' il legame con il leader ed il clan-partito che l'opinione dei cittadini, nei concorsi pubblici si premia piu' il voto che figura sul pezzo di carta che "il sapere che c'è dietro".

Per dirlo con le parole di un'altra persona: "L'Italia è un paese a bassissima mobilità sociale. Al talento e alla creatività si preferiscono piuttosto l'esperienza passata, la lealtà al potente, il vincolo di sangue"

Che possiamo fare? Siamo 60 milioni. Ci sará qualcuno fra di noi che non si rassegna?

venerdì 22 dicembre 2006

La teoria dei giochi e la rivoluzione liberale

                     
La Telecom e' disastrosa, l'euro ha raddoppiato i prezzi, i comuni fanno cassa con le multe, le bollette delle azienda pubbliche locali (rifiuti, acqua, ecc.) sono incomprensibili e care, i treni sono in ritardo, Alitalia e' un fallimento, i partiti pensano solo alle poltrone, gli ingorghi rubano due ore al giorno del mio tempo, la giustizia e' infinita, le banche sono ladre, gli stipendi bassi, non si fa ricerca, tutti sono precari, i taxi non si trovano, le truffe imperversano, occorrono due legali per difendersi dalle parcelle dei notai e degli artigiani, gli avvocati sono cari ...
  Lamentele che accomunano gli italiani, insieme alla percezione del declino sociale ed economico. "Prima era meglio". "In Italia non si risolve mai alcun problema, da decenni la giustizia fa schifo e la Salerno-Reggio Calabria e' una trappola per topi". "Basta, cambiamo".

    Cambiamo? A parole!
Perche' non appena si toccano i meccanismi che creano lo stallo italiano, saltano fuori le varie corporazioni a difendere i loro indispensabili privilegi. Siccome la struttura sociale italiana e' fatta di tante corporazioni, dalle piu' "nobili" (notai) a quelle piu' "plebee" (precari di lungo corso), ogni tentativo viene vanificato. "Perche' devo iniziare io a perdere privilegi?".
  Il cambiamento viene percepito in negativo. In pratica, se una corporazione cede una parte dei privilegi ritiene impossibile recuperare da un'altra parte, intravedendo un inevitabile regresso alla sua situazione socio-economica.

    Una teoria matematica puo' aiutare a comprendere in quale situazione si trova l'Italia.
  La Teoria dei giochi e' la scienza che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite una serie di modelli. In pratica si prendono in esame le azioni e le reazioni dei soggetti coinvolti e si cerca di prevedere l'esito finale di tutte le interazioni. Sono schemi utilizzati in diversi ambiti: economico, finanziario, militare, politica, sport, informatica, ecc.

    In quest'ambito puo' essere utile soffermarci sui tipi di soluzioni che si possono ipotizzare. In quelli di tipo cooperativo i diversi soggetti tendono a cercare a priori di "concertare" le mosse. Tale strategia e' da anni, piu' o meno istituzionalizzata, praticata in Italia. Il risultato di questa concertazione e' l'immobilismo sotto gli occhi di ognuno.
  Piu' temuto e' l'approccio competitivo, dove gli attori sono lasciati liberi di competere. Nel contesto italiano la competizione reale viene poco praticata -con diverse giustificazioni (arrivano gli stranieri, timore di perdere il consenso elettorale, ecc.).

    La Teoria dei giochi poi suddivide tra giochi a somma zero e giochi a somma diversa da zero.
  I giochi a somma zero
sono quelli in cui il premio da ripartire tra i soggetti coinvolti nel "conflitto" e' una torta definita. Giocando a scacchi il premio partita va tutto al bianco, tutto al nero o diviso a meta', in caso di pareggio.
Altro esempio. Immaginiamo una strada in cui ci sono due ristoranti: ogni vendita in piu' dell'uno e' al tempo stesso una vendita in meno dell'altro. Non se ne esce, ogni giorno insieme vendono X piatti di tagliatelle.
  I giochi a somma diversa da zero, invece contemplano la possibilita' che la torta da suddividere possa essere differente a seconda delle scelte degli attori. Nell'ambito di un rapporto tra uomo e donna (spesso il "peggiore" dei conflitti) il risultato delle rispettive mosse potrebbe essere un beneficio o in una perdita per ambedue: non e' detto che se uno dei due rinuncia a qualcosa l'altro guadagni. Identico discorso vale anche in altri ambiti. Nel caso dei ristoranti nella stessa strada, anziche' suddividersi sempre la stessa torta (i soliti X clienti) potrebbero incrementarla, attraendo nuova clientela. Obiettivo raggiungibile con strategie cooperative: concordano una campagna pubblicitaria comune. Ma anche con strategie competitive: per "vincere" i due cuochi sono costretti a migliorare e innovare continuamente, tanto da elaborare piatti che attirano nuovi clienti "tanto in quella via si mangia bene dappertutto".

    Purtroppo la percezione degli italiani e' che il gioco sia a somma zero, pertanto "ogni cosa che posso ottenere la devo strappare ad un altro". Inoltre, pensano che ci sara' sempre qualcosa da spartirsi.
    Invece, la torta italiana non e' a somma zero, ma a somma diversa da zero. Senza cambiamenti radicali, che coinvolgano tutte le corporazioni, ci sara' un'implosione del sistema, con le varie corporazioni a scannarsi per contendersi un torticina sempre piu' piccola e i risultati saranno analoghi ad un conflitto nucleare dove i potentati "nobili" e "plebei" finiranno per soccombere. Tutti.
    Se non altro perche' l'inefficacia dell'approccio cooperativo e' certificato dalla realta', conviene aprirsi alla reale competizione, accettando la sfida di una "rivoluzione" liberale.

Domenico Murrone

giovedì 16 novembre 2006

Un nuovo linguaggio per una Nuova Politica

Nei commenti che hanno fatto seguito a questo post è nata l'idea di tentare di promuovere, come LR, un seminario dedicato al linguaggio della politica e alla comunicazione. Questo post vuole raccogliere, attraverso i commenti, idee e ipotesi di programma: temi, relatori, invitati, luoghi, ecc.

Io per ora mi limito a suggerirne il titolo: Un nuovo linguaggio per una Nuova Politica.

venerdì 10 novembre 2006

Malvino e la voglia radicale

"Hey, Antonio, vedi che Malvino ti ha dedicato un intero post nel suo blog!", mi fa Patrizia, mia moglie, dieci minuti fa. Non è cosa da nulla, capirete, mi ci sono fiondato. E voglio rispondergli da qui, su Lievito Riformatore, dal luogo politico che ho tentato di mettere su nell'agosto 2005, dopo i referendum, dopo l'assemblea dei mille, prima del famigerato congresso di Radicali Italiani del 2005, quello dell'approvazione obbligatoria della RNP. Da quello stesso Lievito Riformatore che - privo della massa su cui agire - pare destinato a farsi sterile, ahimé. Lo faccio da qui perché il post di Malvino ci butta su un po' di farina, e il lievito (magari illudendosi) riciccia un po'.

Gli rispondo dunque da qui, con qualche improvvisata considerazione. Improvvisata ma non sconclusionata, si spera. A mo' di ragtime, tiè. A proposito Malvì (non c'entra niente, ma tutto c'entra, per un radicale, abbiate pazienza), il secondo movimento dell'ultima sonata per pianoforte di Beethoven, la no. 32, non ti sembra a un certo punto essere proprio il luogo dell'invenzione del Ragtime? Provaci, suonala tu che puoi e sai, riascoltala e sappimi dire: ché se così fosse sarebbe una scoperta da musicologi mica da ridere!

Allora, scusate, torno al post di Malvino. Dici, caro Luigi, che Patrizia, quando parla e scrive (e lo fa spesso lì da te) ti appare come il mio "nervo folgorante". Può darsi. Io preferisco dire così: Patrizia è il mio lato nichilista compiuto, e per questo la amo. Il mio nichilismo è ancora impuro, troppo residua inconsciamente di un passato pieno di fini, di valori, di nobili intenti. Patrizia mi aiuta (a modo suo, non sono certo rose e fiori...) a depurarmi di tutto ciò, e ad avvicinarmi, per l'appunto, al nichilismo compiuto: laddove i fini, i valori, i nobili intenti non solo non esistono (suvvia, non sono mai esistiti), ma neanche più sono tenuti in conto alcuno. I mezzi prefigurano i fini, suole dire Pannella (smentendosi poi coi comportamenti, ma questo è un altro discorso): a dire che la bontà o no dei mezzi è l'indice più sicuro e affidabile della bontà o no dei fini che i mezzi perseguono. Patrizia, col suo nichilismo compiuto, è oltre: non ci sono altro che mezzi, e la bontà o no di ogni cosa risiede in essi, e in essi del tutto si gioca. In altre parole: non si fa per raggiungere un fine (buono o cattivo), ma si fa, punto e a capo. Si fa per fare, e per fare bene o male (il solito cretino, non avendo capito un cazzo, si sta già fregando le mani per accusarmi di manicheismo ecc. ecc., ma a te non ho da spiegare, per fortuna, vero Luì?). E in questo senso, Luigi mio, non è forse Patrizia persino il tuo nervo folgorante? Non sei forse tu a scrivere, proprio rivolgendoti a lei, "lascia stare se poi ci si riesca o no – lottare ha un senso in sé"? Lottare (o fare, è la stessa cosa) è il mezzo, ed ha un senso in sé, ha in sé il buono e/o il cattivo (vedi, lo dico al cretino di prima, che il manicheismo non c'entra una mazza?).

Ma vengo alla politica. In tutto quanto sopra Patrizia quando parla è il mio nervo folgorante: concesso. Ma quando parla di politica, del fare politica, di analisi politica, di tattica politica (ché la tattica è tutto, i fini non esistono, ricordi?) allora no, allora siamo lontani, e spesso lontani assai. Vicini nell'esito, lontani nei percorsi argomentativi, mi verrebbe da dire.

Se dunque rispondendo a lei, su queste cose, pensi di rispondere a me, sbagli di grosso. Rispondendo a lei ri-dici le tue opinioni sul perché e il percome i radicali non potessero non schierarsi con la sinistra alle ultime elezioni, e non potessero non percorrere la via della RNP per entrare in parlamento, e così mantenere una qualche rilevanza e - con essa - una fiammella di speranza accesa in questo disgraziato (privato della grazia, intendo) paese. Risposta buona per Patrizia, da quel che ho capito terzopolista convinta (da quel che posso capire).

Risposta non buona per me, mio caro. Forse l'hai dimenticato anche tu (e questo mi dispiacerebbe). Io, Luigi, sono quello che all'Assemblea dei Mille se ne uscì inopinatamente con "dobbiamo schierarci col centro sinistra, e presentarci subito con una candidatura alle primarie". Qui si era al giorno dopo, Malvino mio, il 20 giugno 2005. Lo dissi e lo ridissi, nonostante la scomunica pannelliana. E - oggi non v'è più alcun dubbio - avevo ragione io.

Io sono anche quello (l'unico!) che al Congresso di Riccione tentò di mettersi di traverso all'operazione suicida Rosa Nel Pugno. E non in nome dei fini, ma in nome del mezzo, in nome della tattica. Leggi (o ri-leggi, non so), caro Luigi, questa cosa qui: una mia "Lettera aperta a Marco Pannella", all'indomani del congresso di Riccione, 1 novembre 2005, te ne prego. Un piccolo lacerto di quel che sostenevo (inaudito):
Il giusto percorso, secondo me, dovrebbe essere quello, più lineare, dello spiegare in maniera piana e altrettanto nobile che, per i motivi che ben conosciamo, il regime non consente a nessuno di poter essere rappresentato in parlamento al di fuori dei due schieramenti. Che non abbiamo dubbi oggi, date le condizioni, su quale dei due schieramenti sia necessario sostenere, non fosse altro che per evitare a questo paese sciagure di gran lunga peggiori. Che per avere una possibilità di accoglienza nell'Unione è necessario costituire con lo SDI un'alleanza elettorale, e che a questo scopo ci presenteremo insieme alle elezioni.
E parallelamente a tutto ciò sviluppare con altrettanta chiarezza, in una prospettiva che va ben oltre la prospettiva elettorale, il nostro programma di governo e di riforma per questo paese, su cui non chiedere a nessuno, altri che a noi stessi e alla nostra capacità di impegno, di dovervi aderire.

Alleanza tecnica, lista elettorale, dichiaratamente elettorale. Questo ci avrebbe condotto in parlamento (meglio di come ci siamo arrivati). Perché è nei mezzi che si gioca tutta la bontà e tutta la cattiveria di una scelta, e non nei fini.

Pannella non ha voluto: aveva bisogno di ingannare tutti con le grandi trombonate sui fini, la RNP grande partito blablabla... E oggi vomita sui socialisti dello SDI, rimprovendogli ciò che essi da sempre sono: non gli servono più, e deve inventarsi ragioni nobili per scaricarli, per carità.

Chiedi se mi possa esser tornata la voglia di "fare" il radicale: non mi è mai passata Malvino, non te ne sei accorto neanche tu, e me ne dispiace. Cos'altro, se non quella voglia, poteva motivare un tranquillo padre di famiglia 47enne, bassino e sovrappeso, a sottoporsi al ridicolo dei saccenti rosapugnini? Agli sberleffi del Capezzone in fase trionfante? Alla censura carica di sottintesi decretata dall'improvviso silenzio di Pannella? Eppure ho continuato, ostinatamente, senza compagnia alcuna, neanche la tua Luigi, che ti sei fatto fottere anche tu, mettendoti in testa che Pannella sia ancora lucido (e non lo è più) e Capezzone sia un po' più che furbo (lo era, era molto più che furbo, oggi non più, si è autoconvinto che essere furbo conti più che capire).

Ho scritto editoriali per Notizie Radicali fino al limite estremo di costringere loro, i Radicali, a censurarmi, non te ne sei accorto? Derubricando prima i miei pezzi (miei, di un dirigente radicale) dal rango di "Editoriale" a quello di "Commenti". E infine, l'ultimo mio pezzo, l'apoteosi: pezzo pubblicato col "cappello" del direttore teso a dire che "pubblichiamo perché siamo democratici, ma ovviamente non concordiamo una sola riga" (non te li linko questi preziosi cimeli della anti-radicalità di casa radicale, vatteli a cercare).

Vuoi sapere l'ultima?
Ascoltata la famosa direzione della prima lite Capezzone-Pannella (dirigente ancora in carica) ho scritto a Capezzone, una cosa del tipo "visto? Che t'avevo detto? Ora se vuoi puoi rinsavire". E gli ho pure scritto che sarei venuto al Congresso di Padova, per candidarmi Segretario, pensa te. Non ho ricevuto manco un cenno di risposta, Luigi.

Che altro? Tu suggerisci, e io faccio. Ah, una curiosità: chiudi il post, molto carinamente, parlando di me, dicendo "Lo aspettiamo a braccia spalancate. Ci manca". Ma senti un po', chi - oltre a te - mi sta aspettando a braccia spalancate? A chi, oltre che a te, manco? I nomi, per favore. Poi decidiamo, ok?

PS Con 'sta storia di incontrare Patrizia l'hai fatta troppo lunga: prendi la macchina e vieni a trovarmi, che aspetti ancora?

domenica 29 ottobre 2006

Crescere?

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Durante i primi giorni della nuova legislatura nell'emiciclo romano echeggiava l'appello del Daniele nostrano: "Crescita, Crescita, Crescita".  Qualche mese dopo il Romano, un po' consumato, ripeteva: "crescere"! Almeno al 3%. Ma crescere.

Questo puo' essere visto come un invito al paese a darsi da fare. Sta di fatto che se gli obbiettivi di un "Lievito" devono essere quelli di far crescere una riflessione, allora bisogna dire che al "crescere!" va aggiunto qualcos'altro. Come avevo avuto modo di dire qualche mese fa in questo stesso blog se vogliamo crescita, che crescita sia. A patto pero' che si prendano in considerazione le lezioni del passato (dice: "si, mo'  arrivi tu!")

40-50 anni di crescita hanno portato con loro anche degli incovenienti. No? Dobbiamo imparare a gestire le nostre risorse guardando piu' in là. Cosi quando Romano chiede il 3% dovrebbe ponersi delle domande e dovrebbe porle a tutta la nazione:

Che cos'é la crescita? O meglio: Che cos'é una vera crescità? Ed un vero sviluppo?

Ponersi il problema, non significa essere no global od ambientalisti. Il problema della crescita "a tutti i costi" non é una problema di destra o di sinistra, é un problema e basta. Un problema che non si puo' negare od eludere. Ed a Torre Argentina lo sanno. Forse il Daniele puntava ad essere efficace e non ha voluto perdersi in altri discorsi.

Pensare che chi solleva tale argomento e chi si sforza a trovare un alternativa sia "un gauchista", un "no global" od "ambientalista" é un errore: un errore pazzesco (per trovare materiale da lettura prego di pescare nei lik indicati nel mio post di giugno).

Dell'urgenza del problema e del fatto che non si tratti di una questione "di sinistra" o "no global-ambientalista" basta vedere che anche gli statunitensi se ne preoccupano; i Cinesi stessi , vittime del loro fenomenale sviluppo e della loro incredibile crescita sanno che non possono continuare a questo ritmo, che devono trovare qualco'altro senno' sono fregati.

Mi permetto di concludere richiamando di nuovo in causa, una frase di Pasolini Pierpaolo davvero illuminante: "Non é vero che io non credo nel progresso. Io credo nel progresso, ma non credo nello sviluppo od almeno in questo tipo di sviluppo".

Chiaro? Ed ora "à vos claviers"!

martedì 8 agosto 2006

Un paese "poco serio" ?

15328943_8236c9eb1d_m Giusto ieri un'articolo su El Pais, spiegava del come sta cambiando la percezione straniera della Spagna. E cosi' John Hooper, vecchio corrispondete del The Guardian a Madrid affermava: " [...] l'attitudine dei britannici si é evoluta e si fà largo una percezione piu complessa. A differenza dell'Italia, la Spagna é considerata un paese serio [...]"

"A differenza dell'Italia". Capito?
Ho cosi' iniziato a scervellarmi: cosa fà dire che il nostro é un paese poco serio?

I bambini bolliti? Le corna? Le interviste "un po' leggere"  ed autolesionistiche concesse ai giornali stranieri dai nostri Premier (tanto di una parte come dell'altra)? Sarà la programmazione del servizio pubblico televisivo italiano?  (Ricordo che alcuni suoi giornalisti di spicco non smettevano di vantare con orgoglio i meriti della "migliore televisione d'europa", senza darsi conto del ridicolo che suscitavano).

Oppure é colpa della statistica micro-durata dei governi italiani? L'irresponsabilità e l'egoismo dei partiti? La lentezza della giustizia? O una giustizia che sembra a volte una caricatura di se stessa? Due esempi:

A) 30 anni per sapere di Piazza Fontana.

B) Processi che in appello spogliano le sentenze di primo grado (Porto Marghera? Il caso mediatizzato del calcio poi non é che l'ultimo esempio di tale caricatura al quale gli stranieri hanno guardato e con divertimento cosi' come se stessero assistendo ad una messa in scena della  Commedia dell'Arte).

O si tratta di qualcos'altro ancora?

martedì 18 luglio 2006

Paolo Donadio su LR

Desidero segnalare a tutti un intervento che reputo molto importante e stimolante: è quello di Paolo Donadio qui, su Lievito Riformatore. Ricordo che Paolo Donadio, ricercatore all'università di Napoli, è autore de Il Partito Globale, la nuova lingua del neolaburismo britannico, in vendita qui.

L'intervento di Paolo si svolge in due parti. La prima, dedicata alle vicende radicali e della Rosa Nel Pugno, potrebbe utilmente essere incrociato con le mie considerazioni sulla necessità di un profondo rinnovamento dei radicali in Italia, di cui ho parlato qui.

La seconda parte si concentra, in maniera a mio avviso particolarmente attraente ed efficace, su Lievito Riformatore, ipotizzandone una via di sviluppo nel senso di un think tank all'americana, suggerendo molto concretamente modalità di organizzazione (per "dipartimenti tematici") e modelli di riferimento: il Rockridge Institute di George Lakoff.

Ringrazio Paolo per la ricchezza del tuo intervento, e chiedo anche su questo, a tutti voi, di dire la vostra. Il futuro di LR comincia a delinearsi con una certa chiarezza, ed è questo il momento di precisarne i contorni.

venerdì 14 luglio 2006

Nuovi Radicali Italiani

Dalla partecipazione a un'interessante discussione apertasi nel forum di Radicali.it, mi è venuto lo stimolo per chiedermi "cosa farei io adesso"?

Ve lo incollo qui sotto, così com'è venuto. Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate.

Io credo che la politica del terzo millennio meriti - e anche richieda urgentemente - di mandare al macero finalmente per davvero le decrepite e inservibili (e quindi ormai mistificanti) categorie di "destra" e "sinistra", per restituirle alla loro natura di contrassegni spaziali. La Nuova Politica deve potersi innanzitutto esplicitamente e programmaticamente fondare sulle rovine della Destra e della Sinistra, ormai maschere di un unico volto, quello del potere e del sopruso.

Per fare questo, occorre una forza politica in grado di rinunciare da subito, a partire dal suo stesso linguaggio, all'uso di quelle categorie. I radicali, se volessero, potrebbero e saprebbero farlo: solo che abbandonassero questo "cupio dissolvi" che li ha presi e li ha riportati indietro di vent'anni, tutti indaffarati a dirsi "di destra" o "di sinistra", come se ancora quelle espressioni designassero davvero qualcosa di politicamente significativo. Lasciamo che sia la vecchia politica (e i vecchi politicanti) a baloccarsi con esse, e cominciamo a leggere con occhi nuovi la realtà, e da questa rinnovata lettura (e non dalla mitizzazione di "radici" una volta liberali-tendenzialmente-di-destra, l'altra volta socialiste-tendenzialmente-di-sinistra) proviamo a trarre indicazioni su ciò che è necessario fare in termini di azione politica."

Questo scrivevo (una volta tra tante) il 18 aprile scorso. Superare "destra" e "sinistra", anche nel linguaggio, è definitivamente necessario: pena il continuare a parlare (come ora accade, anche per noi) di ciò che non ha più significato alcuno. Questo trascina con sé anche il "liberalsocialismo". Anche il liberalismo. E anche il socialismo, colpiti da identica insignificanza. Insieme a tante altre cose. Non la libertà.
Cosa vorrei (in questi casi occorre usare il condizionale, ovviamente) fare "politicamente" da grande? Ecco qua:

1. Riuscire a convocare al più presto il Congresso di Radicali Italiani, contro le volontà liquidatorie di Pannella, Capezzone e il resto della piccola (ridicola quanto vuoi, Bordin, ma incontrovertibilmente tale) oligarchia radicale.

2. Candidarmi a rappresentare in quella sede (in mancanza d'altri e più validi allo scopo, ché nel caso mi sottrarrei volentieri facendo mio qualsiasi ruolo di supporto e rincalzo) una proposta di azione politica per RI centrata su alcune cose:

a) Si parte cambiando nome: "Nuovi Radicali Italiani". Il vecchio nome è stato bruciato dalle follie di quest'ultimo anno, occorre dare il segno di un svolta. Quindi *si cambia nome* (passaggio importantissimo, proprio in quanto simbolico) e Statuto in tutte le parti volte a consolidarne il carattere esplicitamente *partitico*. Il nome diventa "Nuovi Radicali Italiani". Chi chiede perché, provi a cercare le risposte nel sito del New Labour di Tony Blair.

b) Si parte con una "due diligence" per accertare, entro 1 mese, lo stato reale delle finanze di Radicali Italiani: i (pochi) debiti e i (moltissimi) debiti: quanti, verso chi, perché, a che titolo. Quindi si mette a punto un piano di rientro dai debiti accertati a 1 anno (e solo di quelli! Quelli eventualmente non accertati, perché "finti", verranno contestati): senza autonomia economica non c'è autonomia politica che tenga. E finché al bilancio leggo di "milioni di euro" di debiti verso la "Lista Pannella" e verso il "PRT", inutile cianciare di dipendenze psicologiche da Pannella, o di suoi carismi o quant'altro. Se dipendenza psicologica ha da essere, che lo sia, e siano chiariti una volta per tutte i rapporti di RI con la vaga "area radicale".

c) Naturalmente questo richiederà una possente operazione di raccolta fondi, tramite iscrizioni (adesione anche politica, dunque dipende anche dai programmi di azione politica, di cui dopo. La quota di iscrizione di base passa a 20 Euro) e contributi economici (adesione solo vagamente politica, quindi da attivare relazioni con imprenditori ecc. Credo che saprei farlo).

d) Se l'anno dopo l'operazione di risanamento non riesce, mi presenterei al Congresso per chiedere la messa in liquidazione di RI, presentando i libri in tribunale.

E poi, dal punto di vista più prettamente politico:

e) immediato ritiro della adesione (in qualsiasi forma) di RI (ora NRI) da qualsiasi altro organismo della cosiddetta "area radicale", compreso il PRT, almeno finché questo non rientri in qualche modo nella legalità statutaria. Contestuale immediato ritiro della firma di NRI dall'associazione politica RNP

f) immediato ritiro dei parlamentari radicali dal gruppo della RNP, e loro costituirsi in gruppo "Nuovi Radicali Italiani" (eventualmente come componente in seno al gruppo misto), che si riferirà politicamente a NRI, e a nessun altro. Ivi comprendendo i conseguenti obblighi o accordi di contribuzione economica.

g) attività di presentazione e promozione di leggi, a partire dagli aspetti più trascurati e colpevolmente dimenticati, tanto per dirne uno: immediato progetto di legge per la modifiche delle parti più odiose della legge 40, quelle che tutti, astensionisti e non, dicevano "semmai quelle le cambiamo dopo". Ecco, cambiamole.

    Progetto di legge per la cancellazione o radicale revisione del concordato con lo SCV.
    Progetto di legge per la eliminazione dell'ottopermille per tutte le confessioni religiose.
    Progetto di legge per la eliminazione dell'insegnamento della religione cattolica.
    Progetto di legge per la eliminazione o radicale revisione degli Ordini Professionali (tutti!).
    Progetto di legge per la eliminazione degli enti e degli sportelli inutili (a cominciare dal CNEL, organo costituzionale, per il quale occorrerà una legge di revisione costituzionale, nonché delle Province, fino ad arrivare ai miliardi di consorzi di promozione di questo e di quello).
    Progetto di legge elettorale maggioritaria uninominale all'inglese.
    Progetto di legge di riforma istituzionale federale (federale vera!).
    Progetto di legge di riforma dell'istituto del referendum (niente quorum).
    Progetto di legge di riforma dell'ordine giudiziario (a partire dalla riaffermazione esplicita della perentorietà dei termini di legge anche per i magistrati).
    Progetto di legge quadro per le infrastrutture: stop alle cosiddette Grandi Opere (TAV, Ponte sullo stretto) e piano di investimenti per la "messa a norma con la modernità" delle grandi reti: Telecomunicazioni (liberalizzare, non solo privatizzare); Trasporti (idem + no auto nelle città + trasporti pubblici, rete marittima e rete ferroviaria e di qualità); Energia (piani di azione anche culturale per la modifica progressiva degli stili di vita ad alto consumo energetico + piani di diversificazione nell'approvvigionamento)
    Progetto di legge per la costituzione nelle terre del confine mediterraneo di Centri di Controllo e Accoglienza per l'Immigrazione gestiti e spesati dall'Unione Europea (perché quelli sono i confini sud dell'Europa, prima ancora che dell'Italia)
    Progetto di legge per l'eliminazione della ritenuta alla fonte sui redditi da lavoro dipendente e assimilati
    Progetto di legge (o promozione di atto amministrativo necessario e sufficiente) atto a pianificare una reale azione di recupero dell'evasione andando a scovarla dove c'è già, già nota, e in gran copia (a solo titolo di esempio: controlli a tappeto in Brianza nel distretto mobiliero; idem nel Pesarese; idem nel distretto calzaturiero marchigiano; idem nelle professioni mediche ad alta specializzazione; idem nelle transazioni tra agenzie pubblicitarie, case editrici e grandi aziende; ...)
    Progetto di legge per la eliminazione dei contributi pubblici all'editoria
    Progetto di legge (europea) per l'eliminazione dei contributi all'agricoltura
    Progetto di legge di investimento sulla ricerca avanza nel senso della costituzione di centri di eccellenza per la formazione di ricercatori, valorizzando a questo scopo anche le più belle location della provincia italiana (ci sono paeselli meravigliosi che si vanno spopolando, che si tenta di rivitalizzare coi soliti enti inutili e con piani velleitari di promozione che drenano risorse inutilmente, e che potrebbe invece - adeguatamente attrezzati - costituire la sede, oltretutto piacevole e attraente - di tali centri di ricerca).
    Progetto di legge per la eliminazione dei contributi, in ogni forma, alla scuola privata.
    Progetto di legge per la "messa a norma con la modernità" della scuola pubblica

... potrei continuare su scuola sanità esteri ecc., ma ci siamo capiti, vero? Smile

In questo modo il partito, NRI, si troverebbe fungere da stimolo e insieme da serbatoio di competenze nei confronti dei parlamentari radicali, che vi attingerebbero iniziativa e se ne farebbero promotori in sede parlamentare, tentando sempre di ottenere il massimo. Senza badare agli "equilibri" di governo: se ne preoccupi chi deve preoccuparsene (è compito di Prodi, o chi per lui, cerchiamo piuttosto di dargli da fare), e al contrario facendo della presenza nel Governo, semmai, un ulteriore strumento di pressione per ottenere il massimo nella direzione da noi auspicata. E se questo dovesse significare l'uscita dal governo, o nel caso l'uscita dalla maggioranza, niente tabù: si lotta e si usano tutte le armi (politiche) di cui si dispone.

Punto fermo di Nuovi Radicali Italiani: espungere programmaticamente e sistematicamente dal proprio linguaggio le categorie di "destra" e "sinistra". Almeno per un po': sarebbe comunque una bella terapia disintossicante.

Che cos'é la Nuova Politica?

Che cos'é la Nuova Politica? E che cos'é la vecchia politica?
E sopratutto che cos'é che non ci piace di quest'ultima.

Che stiamo cercando? Delle risposte? E come possiamo trovarle?

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aprile 2007

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