venerdì 1 settembre 2006

Appello per le armi di attrazioni di massa

To:  Parlamentari italiani ed europei

APPELLO AI PARLAMENTARI ITALIANI ED EUROPEI perché il nostro Paese e la UE finanzino e sostengano la promozione, rivolta al Medio Oriente, di ARMI DI ATTRAZIONE DI MASSA

— armi nonviolente che, in applicazione del principio del "conoscere per deliberare", siano capaci di diffondere nelle società mediorientali l'aspirazione alla libertà e alla democrazia, uniche salde fondamenta di una pace duratura tra gli Stati e all'interno di ogni Stato;

— luoghi mediatici di dibattito su temi censurati e diritti negati: dalla corruzione delle classi dirigenti all'insostenibile pesantezza della condizione femminile;

— potenti casse di risonanza per le voci e le lotte di coloro che, in quella regione del mondo, nonostante e contro tutto, per l'affermazione della libertà, della democrazia, dei diritti della persona – e, dunque, per una vera pace – continuano a battersi.

• In Medio Oriente ogni trattato, ogni tregua, è un bene fragile. In assenza di un mutamento di scenario di più vasta portata, anche l'ennesimo, faticoso parto delle diplomazie che ha arrestato la guerra israelo-libanese, benché auspicabile, non potrà essere risolutivo. L'incendio non è stato spento, ma momentaneamente arginato.
Sull'area mediorientale continua a incombere il rischio di diventare teatro di conflitti sempre più estesi e sanguinosi, con sviluppi non prevedibili ma certamente forieri di gravi lutti, di destabilizzazioni e di desertificazione morale e materiale non solo per i Paesi interessati, ma per l'intera comunità internazionale.

• La brace dell'odio resta, infatti, viva in molteplici focolari, fattivamente e costantemente alimentata da più fonti: dai regimi dittatoriali, che esplicitamente si propongono la morte d'Israele e, ovunque nel mondo, delle democrazie; dai governi cosiddetti "moderati", il cui autoritarismo, la cui corruzione e la cui incapacità di riforma e autoriforma spingono i governati nelle braccia di fazioni nazionalistiche o fondamentaliste "religiose", spesso di carattere terroristico, protagoniste "eroiche" dei notiziari nei mass-media della regione.
Alla spirale distruttiva non sfuggono le scelte difensive-offensive, militari, e le mancate scelte politiche della democrazia israeliana, che reagisce alle minacce di morte, da perenne assediata, cedendo alle illusioni del nazionalismo.
Sono, intanto, ridotte al rango di "notizie brevi" le cronache dei massacri quotidianamente perpetrati da arabi contro arabi nel Darfur e in Iraq.

• • A partire da questa analisi, i militanti, sostenitori ed elettori della Rosa nel Pugno promotori dell'appello si rivolgono in primo luogo ai parlamentari del proprio partito

— perché diano concreta attuazione a quanto concordemente sottoscritto nel Programma di Fiuggi, impegnandosi a favore delle armi di attrazione di massa in una «attività italiana ed europea per lo stanziamento, nei bilanci della Difesa, di fondi per l'attività radiofonica, televisiva e telematica a favore della promozione globale della libertà e della democrazia, nell’ambito di un progetto di graduale conversione delle spese e delle strutture militari in spese e strutture civili»;

— perché, più specificamente, si facciano promotori in ambito nazionale di tutte le iniziative necessarie a porre l'obiettivo "armi di attrazione di massa", con particolare riferimento al Medio Oriente, all'ordine del giorno del Parlamento, del Governo e della politica estera del nostro Paese. In altre parole perché, fin da subito, dal prossimo bilancio dello Stato, significative risorse finanziarie e umane vengano investite nelle armi che preferiamo: quelle della critica, dell'informazione, della comunicazione, del sostegno al dissenso, della collaborazione e degli aiuti non ai tiranni, ma ai sudditi e alla loro volontà di diventare cittadini;

— perché, nello stesso ambito, nella Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi come nel dibattito d'aula, propongano l'attivazione (attraverso RAI International) di programmi destinati al pubblico di lingua araba, mediorientale e maghrebino, improntati ai principii sopra ricordati, e parallelamente di programmi destinati al pubblico nazionale dei cittadini italiani e dei cittadini immigrati, di analoga ispirazione, in una prospettiva nettamente contrapposta all'impostazione culturale che individua nella "guerra di civiltà" lo strumento strategico di soluzione dei problemi di convivenza tra e negli Stati;

— perché, nel più vasto ambito europeo, operino con le stesse finalità conquistando il consenso maggioritario anche dei deputati del Parlamento eletti negli altri Paesi dell'Unione.

• • I promotori dell'appello invitano, inoltre, gli Organi Dirigenti della Rosa nel Pugno e dei suoi soggetti costituenti (SDI, FGS, Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni) a farsi promotori di una grande campagna politica e informativa sull'argomento, ricercando a questo scopo il consenso e il contributo degli alleati di governo, oltre che delle forze e dei singoli esponenti dell'opposizione che condividano gli intenti del presente appello.

• • I promotori invitano, infine, a sottoscrivere l'appello e a promuoverne la diffusione non solo tutti i militanti, sostenitori ed elettori della Rosa nel Pugno, ma anche tutti coloro che, indipendentemente dalla loro collocazione politica, siano

— preoccupati per la pace nell'area del Medio Oriente e per la civile convivenza delle popolazioni che la abitano;

— consapevoli del fatto che alla radice dei conflitti stanno, in massima parte, l'assenza di democrazia e di rispetto dei diritti della persona in molti Paesi della regione e la limitatezza e lentezza del processo di riforma democratica in altri Paesi;

— consapevoli di come, nel mondo arabo mediorientale, le realtà organizzate democratiche e liberali siano oggi minoritarie anche e soprattutto perché sconosciute, ignorate pure in Occidente – come un tempo lo fu per l'Italia l'opposizione liberalsocialista al fascismo –, nonostante esse rappresentino l'unica vera alternativa ai regimi antipopolari e al variegato mosaico dei movimenti fondamentalisti;

— convinti che la promozione della democrazìa sia proponibile solo e soltanto attraverso il metodo nonviolento dell' informazione e del dialogo tra culture e popoli diversi, e che perciò sia giunto il momento di puntare sulle armi di attrazione di massa, promuovendole e sostenendole non come mezzi per l'esportazione propagandistica di idee e modelli, ma come "megafoni", amplificatori che diano forza alle voci deboli (silenziate, imprigionate, torturate, massacrate) degli Arabi liberali e democratici.


www.rosanelpugno.it, 30/8/2006

Sincerely,

The Undersigned

http://www.petitiononline.com/RnP2/petition.html

Cari Compagni,

Spero diate una mano nell'ambito delle vostre possibilità per sostenere questa petizione che richiama chiaramente uno degli obiettivi enunciati dalla Rosa nel Pugno, ma che, credo, possa tranquillamente essere posta tra gli obiettivi più importanti ed unificanti per raggiungere il risultato della vera Pace senza interventi militari.

Il link di petition online è il link definito per la raccolta delle firme a sostegno

martedì 8 agosto 2006

Un paese "poco serio" ?

15328943_8236c9eb1d_m Giusto ieri un'articolo su El Pais, spiegava del come sta cambiando la percezione straniera della Spagna. E cosi' John Hooper, vecchio corrispondete del The Guardian a Madrid affermava: " [...] l'attitudine dei britannici si é evoluta e si fà largo una percezione piu complessa. A differenza dell'Italia, la Spagna é considerata un paese serio [...]"

"A differenza dell'Italia". Capito?
Ho cosi' iniziato a scervellarmi: cosa fà dire che il nostro é un paese poco serio?

I bambini bolliti? Le corna? Le interviste "un po' leggere"  ed autolesionistiche concesse ai giornali stranieri dai nostri Premier (tanto di una parte come dell'altra)? Sarà la programmazione del servizio pubblico televisivo italiano?  (Ricordo che alcuni suoi giornalisti di spicco non smettevano di vantare con orgoglio i meriti della "migliore televisione d'europa", senza darsi conto del ridicolo che suscitavano).

Oppure é colpa della statistica micro-durata dei governi italiani? L'irresponsabilità e l'egoismo dei partiti? La lentezza della giustizia? O una giustizia che sembra a volte una caricatura di se stessa? Due esempi:

A) 30 anni per sapere di Piazza Fontana.

B) Processi che in appello spogliano le sentenze di primo grado (Porto Marghera? Il caso mediatizzato del calcio poi non é che l'ultimo esempio di tale caricatura al quale gli stranieri hanno guardato e con divertimento cosi' come se stessero assistendo ad una messa in scena della  Commedia dell'Arte).

O si tratta di qualcos'altro ancora?

martedì 25 luglio 2006

Scollamento

In parlamento si discute sull'indulto. I radicali e la Rosa nel Pugno sono in prima fila nel promuoverla insieme all'amnistia. Le condizioni delle carceri non sono degne di un paese civile. I cittadini che non commettono reati non ci stanno a vedere persone che non pagano per gli sbagli che commettono, indipendemente dal fatto che si chiamino Previti o un Rossi qualunque.

Su Repubblica più di 46.000 persone hanno votato ad un sondaggio che chiedeva loro se erano d'accordo con "il provvedimento di indulto preparato dal governo prevede la clemenza anche per i reati di corruzione e concussione commessi contro la pubblica amministrazione". Il 95% delle persone, più di 43.000 persone, non sono d'accordo.

Io francamente sarei per un regolamento giudiziario che preveda uno sconto di pena automatico qualora le condizioni della detenzione non soddisfano determinati requisiti. Quello che nel mio mondo di lavoro si chiama SLA, Service Level Agreement.

Questa mi pare una soluzione più equa e giusta, che non dipende da una manifestazione di piazza o dagli scioperi di un "visionario".

martedì 18 luglio 2006

Paolo Donadio su LR

Desidero segnalare a tutti un intervento che reputo molto importante e stimolante: è quello di Paolo Donadio qui, su Lievito Riformatore. Ricordo che Paolo Donadio, ricercatore all'università di Napoli, è autore de Il Partito Globale, la nuova lingua del neolaburismo britannico, in vendita qui.

L'intervento di Paolo si svolge in due parti. La prima, dedicata alle vicende radicali e della Rosa Nel Pugno, potrebbe utilmente essere incrociato con le mie considerazioni sulla necessità di un profondo rinnovamento dei radicali in Italia, di cui ho parlato qui.

La seconda parte si concentra, in maniera a mio avviso particolarmente attraente ed efficace, su Lievito Riformatore, ipotizzandone una via di sviluppo nel senso di un think tank all'americana, suggerendo molto concretamente modalità di organizzazione (per "dipartimenti tematici") e modelli di riferimento: il Rockridge Institute di George Lakoff.

Ringrazio Paolo per la ricchezza del tuo intervento, e chiedo anche su questo, a tutti voi, di dire la vostra. Il futuro di LR comincia a delinearsi con una certa chiarezza, ed è questo il momento di precisarne i contorni.

venerdì 14 luglio 2006

Nuovi Radicali Italiani

Dalla partecipazione a un'interessante discussione apertasi nel forum di Radicali.it, mi è venuto lo stimolo per chiedermi "cosa farei io adesso"?

Ve lo incollo qui sotto, così com'è venuto. Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate.

Io credo che la politica del terzo millennio meriti - e anche richieda urgentemente - di mandare al macero finalmente per davvero le decrepite e inservibili (e quindi ormai mistificanti) categorie di "destra" e "sinistra", per restituirle alla loro natura di contrassegni spaziali. La Nuova Politica deve potersi innanzitutto esplicitamente e programmaticamente fondare sulle rovine della Destra e della Sinistra, ormai maschere di un unico volto, quello del potere e del sopruso.

Per fare questo, occorre una forza politica in grado di rinunciare da subito, a partire dal suo stesso linguaggio, all'uso di quelle categorie. I radicali, se volessero, potrebbero e saprebbero farlo: solo che abbandonassero questo "cupio dissolvi" che li ha presi e li ha riportati indietro di vent'anni, tutti indaffarati a dirsi "di destra" o "di sinistra", come se ancora quelle espressioni designassero davvero qualcosa di politicamente significativo. Lasciamo che sia la vecchia politica (e i vecchi politicanti) a baloccarsi con esse, e cominciamo a leggere con occhi nuovi la realtà, e da questa rinnovata lettura (e non dalla mitizzazione di "radici" una volta liberali-tendenzialmente-di-destra, l'altra volta socialiste-tendenzialmente-di-sinistra) proviamo a trarre indicazioni su ciò che è necessario fare in termini di azione politica."

Questo scrivevo (una volta tra tante) il 18 aprile scorso. Superare "destra" e "sinistra", anche nel linguaggio, è definitivamente necessario: pena il continuare a parlare (come ora accade, anche per noi) di ciò che non ha più significato alcuno. Questo trascina con sé anche il "liberalsocialismo". Anche il liberalismo. E anche il socialismo, colpiti da identica insignificanza. Insieme a tante altre cose. Non la libertà.
Cosa vorrei (in questi casi occorre usare il condizionale, ovviamente) fare "politicamente" da grande? Ecco qua:

1. Riuscire a convocare al più presto il Congresso di Radicali Italiani, contro le volontà liquidatorie di Pannella, Capezzone e il resto della piccola (ridicola quanto vuoi, Bordin, ma incontrovertibilmente tale) oligarchia radicale.

2. Candidarmi a rappresentare in quella sede (in mancanza d'altri e più validi allo scopo, ché nel caso mi sottrarrei volentieri facendo mio qualsiasi ruolo di supporto e rincalzo) una proposta di azione politica per RI centrata su alcune cose:

a) Si parte cambiando nome: "Nuovi Radicali Italiani". Il vecchio nome è stato bruciato dalle follie di quest'ultimo anno, occorre dare il segno di un svolta. Quindi *si cambia nome* (passaggio importantissimo, proprio in quanto simbolico) e Statuto in tutte le parti volte a consolidarne il carattere esplicitamente *partitico*. Il nome diventa "Nuovi Radicali Italiani". Chi chiede perché, provi a cercare le risposte nel sito del New Labour di Tony Blair.

b) Si parte con una "due diligence" per accertare, entro 1 mese, lo stato reale delle finanze di Radicali Italiani: i (pochi) debiti e i (moltissimi) debiti: quanti, verso chi, perché, a che titolo. Quindi si mette a punto un piano di rientro dai debiti accertati a 1 anno (e solo di quelli! Quelli eventualmente non accertati, perché "finti", verranno contestati): senza autonomia economica non c'è autonomia politica che tenga. E finché al bilancio leggo di "milioni di euro" di debiti verso la "Lista Pannella" e verso il "PRT", inutile cianciare di dipendenze psicologiche da Pannella, o di suoi carismi o quant'altro. Se dipendenza psicologica ha da essere, che lo sia, e siano chiariti una volta per tutte i rapporti di RI con la vaga "area radicale".

c) Naturalmente questo richiederà una possente operazione di raccolta fondi, tramite iscrizioni (adesione anche politica, dunque dipende anche dai programmi di azione politica, di cui dopo. La quota di iscrizione di base passa a 20 Euro) e contributi economici (adesione solo vagamente politica, quindi da attivare relazioni con imprenditori ecc. Credo che saprei farlo).

d) Se l'anno dopo l'operazione di risanamento non riesce, mi presenterei al Congresso per chiedere la messa in liquidazione di RI, presentando i libri in tribunale.

E poi, dal punto di vista più prettamente politico:

e) immediato ritiro della adesione (in qualsiasi forma) di RI (ora NRI) da qualsiasi altro organismo della cosiddetta "area radicale", compreso il PRT, almeno finché questo non rientri in qualche modo nella legalità statutaria. Contestuale immediato ritiro della firma di NRI dall'associazione politica RNP

f) immediato ritiro dei parlamentari radicali dal gruppo della RNP, e loro costituirsi in gruppo "Nuovi Radicali Italiani" (eventualmente come componente in seno al gruppo misto), che si riferirà politicamente a NRI, e a nessun altro. Ivi comprendendo i conseguenti obblighi o accordi di contribuzione economica.

g) attività di presentazione e promozione di leggi, a partire dagli aspetti più trascurati e colpevolmente dimenticati, tanto per dirne uno: immediato progetto di legge per la modifiche delle parti più odiose della legge 40, quelle che tutti, astensionisti e non, dicevano "semmai quelle le cambiamo dopo". Ecco, cambiamole.

    Progetto di legge per la cancellazione o radicale revisione del concordato con lo SCV.
    Progetto di legge per la eliminazione dell'ottopermille per tutte le confessioni religiose.
    Progetto di legge per la eliminazione dell'insegnamento della religione cattolica.
    Progetto di legge per la eliminazione o radicale revisione degli Ordini Professionali (tutti!).
    Progetto di legge per la eliminazione degli enti e degli sportelli inutili (a cominciare dal CNEL, organo costituzionale, per il quale occorrerà una legge di revisione costituzionale, nonché delle Province, fino ad arrivare ai miliardi di consorzi di promozione di questo e di quello).
    Progetto di legge elettorale maggioritaria uninominale all'inglese.
    Progetto di legge di riforma istituzionale federale (federale vera!).
    Progetto di legge di riforma dell'istituto del referendum (niente quorum).
    Progetto di legge di riforma dell'ordine giudiziario (a partire dalla riaffermazione esplicita della perentorietà dei termini di legge anche per i magistrati).
    Progetto di legge quadro per le infrastrutture: stop alle cosiddette Grandi Opere (TAV, Ponte sullo stretto) e piano di investimenti per la "messa a norma con la modernità" delle grandi reti: Telecomunicazioni (liberalizzare, non solo privatizzare); Trasporti (idem + no auto nelle città + trasporti pubblici, rete marittima e rete ferroviaria e di qualità); Energia (piani di azione anche culturale per la modifica progressiva degli stili di vita ad alto consumo energetico + piani di diversificazione nell'approvvigionamento)
    Progetto di legge per la costituzione nelle terre del confine mediterraneo di Centri di Controllo e Accoglienza per l'Immigrazione gestiti e spesati dall'Unione Europea (perché quelli sono i confini sud dell'Europa, prima ancora che dell'Italia)
    Progetto di legge per l'eliminazione della ritenuta alla fonte sui redditi da lavoro dipendente e assimilati
    Progetto di legge (o promozione di atto amministrativo necessario e sufficiente) atto a pianificare una reale azione di recupero dell'evasione andando a scovarla dove c'è già, già nota, e in gran copia (a solo titolo di esempio: controlli a tappeto in Brianza nel distretto mobiliero; idem nel Pesarese; idem nel distretto calzaturiero marchigiano; idem nelle professioni mediche ad alta specializzazione; idem nelle transazioni tra agenzie pubblicitarie, case editrici e grandi aziende; ...)
    Progetto di legge per la eliminazione dei contributi pubblici all'editoria
    Progetto di legge (europea) per l'eliminazione dei contributi all'agricoltura
    Progetto di legge di investimento sulla ricerca avanza nel senso della costituzione di centri di eccellenza per la formazione di ricercatori, valorizzando a questo scopo anche le più belle location della provincia italiana (ci sono paeselli meravigliosi che si vanno spopolando, che si tenta di rivitalizzare coi soliti enti inutili e con piani velleitari di promozione che drenano risorse inutilmente, e che potrebbe invece - adeguatamente attrezzati - costituire la sede, oltretutto piacevole e attraente - di tali centri di ricerca).
    Progetto di legge per la eliminazione dei contributi, in ogni forma, alla scuola privata.
    Progetto di legge per la "messa a norma con la modernità" della scuola pubblica

... potrei continuare su scuola sanità esteri ecc., ma ci siamo capiti, vero? Smile

In questo modo il partito, NRI, si troverebbe fungere da stimolo e insieme da serbatoio di competenze nei confronti dei parlamentari radicali, che vi attingerebbero iniziativa e se ne farebbero promotori in sede parlamentare, tentando sempre di ottenere il massimo. Senza badare agli "equilibri" di governo: se ne preoccupi chi deve preoccuparsene (è compito di Prodi, o chi per lui, cerchiamo piuttosto di dargli da fare), e al contrario facendo della presenza nel Governo, semmai, un ulteriore strumento di pressione per ottenere il massimo nella direzione da noi auspicata. E se questo dovesse significare l'uscita dal governo, o nel caso l'uscita dalla maggioranza, niente tabù: si lotta e si usano tutte le armi (politiche) di cui si dispone.

Punto fermo di Nuovi Radicali Italiani: espungere programmaticamente e sistematicamente dal proprio linguaggio le categorie di "destra" e "sinistra". Almeno per un po': sarebbe comunque una bella terapia disintossicante.

Che cos'é la Nuova Politica?

Che cos'é la Nuova Politica? E che cos'é la vecchia politica?
E sopratutto che cos'é che non ci piace di quest'ultima.

Che stiamo cercando? Delle risposte? E come possiamo trovarle?

martedì 11 luglio 2006

Intervento alla Direzione RI

E' online, su Notizie Radicali, il mio intervento alla riunione della Direzione Nazionale di Radicali Italiani di sabato scorso: Da radicale, contro la Rosa Nel Pugno.

lunedì 26 giugno 2006

Dopo il referendum: sballata l'analisi di Pannella

Hanno stravinto i no (io ho votato sì, per la cronaca). Ma il dato politico vero di questo referendum è stato il numero dei votanti: 53,6%! In questo referendum, dove pure non era necessario per la sua validità, si è raggiunto il famigerato quorum.

Giusto ieri, a urne aperte, il quotidiano La Stampa pubblicava una intervista a Pannella, in cui questi affermava tra l'altro:

E così anche oggi, anche domani, «in quanti vuole che vadano a votare? Come per la conferma del federalismo del centrosinistra, più o meno un 30 per cento».

L'analisi di Pannella dunque, alla prova dei fatti, risulta clamorosamente sballata. I referendum non sono poi così inservibili, e forse le colpe della scarsa partecipazione ai referendum abrogativi degli ultimi anni non sono tutte e principalmente del sistema, dell'informazione, in una parola: degli altri. Magari sono anche un po' di chi quei referendum li ha promossi, di come li ha gestiti, di come ha impostato le campagne referendarie.

venerdì 23 giugno 2006

Un nuovo socio per LR

Ciao a tutti, sono Filippo: come quello che oggi ha segnato contro la Repubblica Ceca, solo che di cognome non faccio Inzaghi ma De Agostini. Ecco il messaggio che ho scritto ad Antonio Tombolini per chiedere l'adesione a LR:

"Qualche linea su di me, romano di nascita, abruzzese di origine, vivo da un po' fra la Francia e la Spagna. E' in Francia che ho avuto il mio approccio con la politica e con il discorso politico: puoi immaginare che impressione ebbi quando nei primi anni universitari romani iniziai a confrontarmi con l' Italia ed il suo modo di vivere la politica. Credo di non essermi mai abituato. Sarà forse questo sentirmi "alieno" che mi ha spinto verso la banda di Pannella&Co

Con I Radicali, é una storia lunga, sono un simpatizzante che ha talvolta militato,
se per "militare" si intende andare per le strade. Se invece per militante si intende l' impegno intellettuale allora si' sono stato e sono tuttora un militante radicale a tutto tondo.

Sarà poi che le mie radici vengono proprio dalla stessa terra del Marco (Teramo, Giulianova).

Mi interessa quello che succede e quello che dite nel vostro spazio [...] Sarà un certo mio idealismo, sarà un certo modo di sentirmi tuttora alieno ad alcuni misteriosi meccanismi della politica italiana, ma come ti dicevo credo di poter contribuire ad arricchire il dibattito.

Se devo riassumere in 2 parole i miei pregi ti dirò: leale e sincero. Come la Birra Moretti....
Che altro: non mi piace la polemica né i bizantinismi. E forse cio' che apprezzo di piu' nel popolo spagnolo é il loro essere "diretti". Di nuovo, la franchezza e la sincerità.

Infine pronuncio le 3 parole fatidiche: Aderisco al Manifesto"

mercoledì 21 giugno 2006

Diciamoci la verità

Diciamoci la verità: questa associazione è - in questo momento - allo sbando.

Diciamoci la verità: quando nacque (basta leggersi il Manifesto originario) puntava in tutto e per tutto su una nuova possibile stagione di impegno politico che faceva riferimento a quello che si stava muovendo in ambito radicale.

Diciamoci la verità: la via intrapresa dai vertici radicali (Pannella in testa), tesa a giocare il tutto della politica radicale (almeno in Italia) nella prospettiva del nuovo partito (la Rosa Nel Pugno) ha trovato molti di noi inizialmente perplessi e dubbiosi, e poi - progressivamente - sempre più delusi ed esplicitamente contrari e contrariati.

Diciamoci la verità: l'insuccesso elettorale, il penoso arrampicarsi sugli specchi cui sono costretti personaggi del calibro di un Pannella (o Bonino, o Capezzone, ecc.) per raccontare/raccontarci/raccontarsi ancora che quella della RNP è stata una scelta giusta e necessaria, e soprattutto che è e sarà quella la prospettiva politica per cui ancora spendersi, accresce la nostra frustrazione e la nostra rabbia.

Diciamoci la verità: fatichiamo comunque - tanto bruciante è la delusione - a individuare un nuovo e vitale riferimento a un obiettivo politico concreto e praticabile che (al di là delle sacrosante prospettive di lungo respiro) ridia forza ed entuasiasmo ad un tentativo
di Nuova Politica come quello di Lievito Riformatore.

Diciamoci la verità, le alternative adesso sono due:

  1. Troncare il cordone ombelicale che ancora ci lega (spiritualmente, idealmente, prima ancora che per via di tessere o di voti) all'area radicale, prendendo atto del suo definitivo declino, e porsi in un'ottica di creazione/individuazione di nuovi riferimenti che da quella prescindano.
  2. Aspettare che quel che deve accadere (il fallimento esplicito e conclamato della RNP) accada, perché possano riaprirsi uno spazio e una stagione di impegno rinnovato all'interno dell'area radicale. Magari chiedendosi anche cosa fare nel frattempo.

Io la vedo così, e voi?

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